Quando vado in pensione? Cambiano le regole, ecco come cambiano

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Regole per andare in pensione cambiano come cambieranno

Quando vado in pensione? La domanda fatidica, soprattutto perchè cambiano ancora le regole. E’ vero, ma stanno per cambiare per correggere quella ingessatura che si è creata con la “Legge Fornero” che ha paralizzato l’uscita dal mondo del lavoro bloccando di conseguenza l’entrata nel mondo del lavoro.
Regole per andare in pensione troppo stringenti attualmente, e il governo se ne rende conto mettendo in fase di studio correttivi significativi, come d’altronde hanno fatto già – da tempo – Francia e Germania, ad esempio.
Sono passati tre anni dal 6 dicembre 2011, quando col decreto salva Italia il governo Monti decise una stretta sulla previdenza senza precedenti. La riforma Fornero abolì le pensioni di anzianità, aumentò l’età per quella di vecchiaia a 66 anni ed estese il calcolo contributivo pro rata a tutti i lavoratori.
Ma le nuove regole per andare in pensione introdotte hanno provocato quell’ingessatura tra entrata ed uscita nel mondo del lavoro che contribuisce al ristagno della crisi economica del Paese, così Renzi & Madia stanno da tempo pensando ad un provvedimento di legge, nel rispetto dei conti, che riesca ad introdurre qualche elemento di flessibilità sull’età pensionabile.

Quando vado in pensione? Mai? Anche l’Inps ritiene che sia necessaria qualche modifica alla riforma Fornero, così il precedente commissario straordinario, Vittorio Conti, prima, e l’attuale, Tiziano Treu, si esprimono in favore di ritocchi alle stringenti clausole attuali. Come cambieranno verosimilmente le regole per la quiescenza? Queste le novità.

Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, ha ripreso in mano il vecchio progetto di una minipensione anticipata (6-700 euro al mese) erogata dietro richiesta dei lavoratori cui manchino 2-3 anni ai requisiti Fornero. La pensione poi verrebbe restituita in piccolissime rate dal momento in cui scatta il trattamento con la pensione piena.

Matteo Salvini per la Lega Nord, però, ha presentato alla Corte costituzionale il referendum per abrogare in toto la riforma Fornero. Se ciò dovesse avvenire (la decisione della Consulta, dice il segretario della Lega, dovrebbe arrivare questo mese) salterebbe automaticamente il progetto delle mini pensioni.

Il governo, se dovesse passare il referendum per l’abrogazione della “Legge Fornero”, correrebbe il rischio di trovarsi davanti ad una nuova voragine nei conti pubblici. Ecco quindi un motivo in più per Renzi & c. per cercare strade alternative e compatibili che possano far ritenere alla Corte Costituzionale ingiustificato o inutile affontare la questione dell’abrogazione a piè pari perchè superata con i nuovi correttivi.

Esodati, finalmente arriva la pensione per loro. La riforma Fornero aveva creato una situazione per cui i lavoratori rischiavano di restare senza lavoro e senza pensione, una situazione che ha richiesto sei «decreti di salvaguardia» già approvati finora, che consentono a 170mila lavoratori di andare in pensione con le regole vigenti prima della riforma. Un’operazione che costerà al bilancio pubblico circa 12 miliardi di euro fino al 2020.
Secondo altre stime, vi sarebbero invece ancora altre 50mila posizioni da sanare, ecco allora che diventa opportuno introdurre il tema della flessibilità in uscita: stabilire cioè regole che consentano, in determinati casi, di andare in pensione prima.

La mini pensione anticipata, alla fine, non sarebbe altro che una forma di prestito a se stessi, non introdurrebbe soluzioni radicali al problema. Si cercano quindi soluzioni che prevedano la possibilità di lasciare il lavoro qualche anno prima ma con una pensione più bassa o attraverso penalizzazioni per ogni anno di anticipo o con il calcolo dell’assegno col metodo contributivo, cioè sulla base dei versamenti effettuati durante tutta la vita lavorativa.

Quando vado in pensione? Nel caos attuale in cui il lavoratore se lo chiede, oppure si chiede “Quanto mi costerà di penalizzazioni andare in pensione” c’è ora un’ulteriore certezza a cui aggrapparsi.
Il governo Renzi ha introdotto con la recente legge di Stabilità la possibilità di eliminare fino a tutto il 2017 le penalizzazioni per chi lascia il lavoro con 42 anni e mezzo (41 e mezzo le donne) di contributi ma che non ha ancora compiuto i 62 anni d’età. Un notevole passo avanti verso la giusta direzione.

In questo contesto quali sono le forme previdenziali più buone per le donne? E’ una delle domande che ci si sente spesso rivolgere: “Quando vanno in pensione le donne?”

L’opzione Donna offre la possibilità, prevista dalla legge 243 del 2004, per le lavoratrici con almeno 35 anni di contributi e 57 anni d’età di andare in pensione, se lo vogliono, ma con l’assegno interamente calcolato col contributivo, che di regola comporta un taglio del 15-20%, rispetto al calcolo retributivo. Questa possibilità si deve intendere prorogata fino al 31 dicembre 2015.

L’opzione donna, e questa è un’altra possibilità allo studio, potrebbe poi venire ulteriormente prorogata o modificata.
Oltre il 2015 la cosiddetta Opzione Donna potrebbe diventare una regola vera e propria, forse alzando la soglia dei 57 anni.
Altro fronte che si apre: qualcuno sostiene l’utilità di questa forma previdenziale ritenendo utile estendere il principio anche per gli uomini.
Progetto Donna anche per gli uomini? E’ una delle soluzioni allo studio per uscire dall’empasse.

Chi in pensione ci è già, per finire, non ha comunque molto per stare allegro. La rivalutazione delle somme percepite è praticamente nulla.
L’indicizzazione in base all’inflazione sarà infatti solo dello 0,3%. La pensione minima lorda salirà dai 500,88 euro del 2014 ai 502,38 euro del 2015: appena un euro e mezzo in più al mese.

Insomma, forse non siamo riusciti a rispondere alla domanda che vi preme di più: “Quando vado in pensione?”, intanto però c’è un quadro un po’ più esauriente su tutti gli sviluppi possibili nell’immediato futuro in cui la situazione è destinata solo a migliorare leggermente. Dopo il terremoto della riforma Fornero, non è poco.

Mario Nascimbeni

Riproduzione Riservata.

 

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