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Redentore, festa di Venezia. Ma sulle rive poche tavolate di veneziani e arrivano tavolini di clienti BnB

Il Redentore a Venezia è la Festa per eccellenza. La ricorrenza più sentita dai cittadini e quella con più tradizione anche nei ricordi di ognuno in quanto residente nato e cresciuto in città.

Nel terzo millennio però, come sappiamo bene tutti, il successo di una manifestazione in laguna si misura dal grado di attrazione, e cioè dal “numero di presenze in città provenienti da fuori”.

Così segnaliamo che circa settantamila anime hanno assistito allo spettacolo pirotecnico della ditta Parente, in leggero ribasso rispetto alle edizioni di anni precedenti. Una notizia senz’altro accolta con una parvenza di sollievo da parte dei residenti che però soddisferà meno gli imprenditori del turismo abituati alla spremitura massima.

Anche i primi numeri che arrivano dagli alberghi segnalano il mancato obiettivo del ‘tutto esaurito’ e già si attivano le prime riflessioni.

Per il resto, chi ha potuto assistere ha visto il consueto spettacolo delle barche che si dispiegava da Sant’Elena, lungo il bacino San Marco e il Canale della Giudecca, o della gente lungo le rive.

Proteste si sono registrate per la viabilità obbligatoria istituita tra le calli e i campi con transenne e deviazioni del traffico. Da alcune segnalazioni risulta che alcuni ristoranti e bar sarebbero stati ‘tagliati fuori’ dalle vie accessibili restando aperti in un vuoto desolante.

Qualche protesta anche per i servizi igienici pubblici che avrebbero chiuso attorno alle 21 come da orario ‘normale’, invece di recepire una speciale deroga per la serata particolare. Mugugni anche per gli ingorghi che si formavano a causa dei controlli della Polizia e della vigilanza privata che bloccavano anche chi trasportava alcolici, ma la sicurezza prima di tutto.

Infine la nota più dolente. Con gli anni si sono drasticamente ridotte le tavolate di famiglie, condomini e caseggiati che venivano predisposte fin dalla mattina lungo le rive dei Giardini e di Riva Sette Martiri, a Castello. Tavolate che sovente arrivavano ad occupare spazi in ‘doppia fila’.

Si trattava di cene conviviali improvvisate dove si cementava lo spirito di appartenenza rionale approfondendo il grado di conoscenza con “l’altro significativo”, il vicino di casa, l’inquilino del piano sotto, ecc. Cene dove chi voleva portava ‘qualcosa’ da mettere a diposizione di tutti in uno spirito di fraterna condivisione.

Ieri sera, delle tavolate che occupavano tutte le rive era presente qualche sporadico tavolo individuale di qualche nucleo e la differenza la fa tutta il nuovo tessuto sociale cittadino. “Sul piano sotto e sul piano sopra affittano a turisti…”, confermano diversi residenti Castellani superstiti.

Ma la vera fitta al cuore arriva alle ore 20. Una giovane coppia, marito e moglie forse, oppure fidanzati, arriva con tavolino e quattro sedie occupando uno spazio della riva vicino al ponte della Veneta Marina. La soddisfazione iniziale nel vedere dei giovani riprendere una tradizione che appartiene alla cultura residenziale del luogo è ben presto scomparsa: le sedie e il tavolo apparecchiato erano per i clienti dell’appartamento che hanno acquistato per farne affitti turistici.

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