Rapine e armi, smantellata banda nel veneziano

ultimo aggiornamento: 06/02/2015 ore 19:39

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Impiegato di banca veronese, rapinatore part time

Stamani, la Polizia di Stato di Venezia ha eseguito, a Marghera ed a Sambruson di Dolo (VE), 5 ordinanze di custodia cautelare, nei confronti di altrettanti cittadini italiani, pregiudicati, ritenuti responsabili, in concorso, di una serie di rapine aggravate e di detenzione e porto di armi da guerra.

Gli episodi contestati si sono verificati tra gennaio e aprile 2014 in diversi comuni della provincia di Venezia.
I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal GIP presso il Tribunale di Venezia, su richiesta del P.M. titolare delle indagini.


L’operazione, condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Venezia, costituisce la 4^ fase dell’operazione “Mask” nelle precedenti fasi sono già state complessivamente arrestate 23 persone, tutte facenti parte di un articolato sodalizio criminale dedito prevalentemente all’esecuzione di rapine.

Le sei persone arrestate – di una non è stata reso noto il nome ma è già in carcere per la medesima vicenda – appartengono ad un sodalizio criminale, in
parte in carcere e già giudicato per altre rapine, ritenuto responsabile di altre azioni emerse nel corso delle indagini.

Il Gip di Venezia ha disposto l’arresto di Costante C., Marco C. e Delfino F., già in carcere dopo le prime tre fasi della cosiddetta operazione ‘Mask’ giunta al quarto step, mentre sono stati posti ai domiciliari, perché ritenuti fiancheggiatori del gruppo, Andrea M. e Maurizio M. .


Complessivamente, la squadra mobile veneziana ha portato ad indagare ben 28 persone. I nuovi provvedimenti sono stati decisi sulla scorta della pericolosità degli individui che nella nuova fase investigativa sono stati ritenuti di almeno altri quattro gesti criminosi tra rapine o tentate rapine.

Nello specifico un assalto a una sala giochi, già da loro colpita in precedenza, il furto di un’auto da usare per una serie di non precisati colpi, la tentata rapina e il danneggiamento di una colonnina di un distributore per rubare l’incasso e del sventato assalto, ad opera degli agenti, di un ufficio. Tutti reati preparati o commessi con la precisa intenzione di razziare denaro a tutti i costi – è stato detto dai vertici della polizia lagunare – con armi in pugno e colpo in canna. Nelle intercettazioni ambientali le armi da guerra utilizzate venivano definite “toco longo” o “biancheria” e “ferri”.

In almeno un video il gruppo si vede agire incappucciato con pistola e mitra alla mano e giubbotto antiproiettile addosso.

Redazione

[06/05/2015]

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