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Risulta incredibile come i mass-media siano in grado di indirizzare l'opinione degli spettatori sui personaggi vittime dei fatti di cronaca.

Un aggettivo molto usato per definire i giovani che si trovano invischiati in vicende illegali che portano addirittura alla morte degli stessi, è quello di "bravi ragazzi".I nostri telegiornali sono pieni di "bravi ragazzi" che non volevano ma hanno agito, che non sapevano ma hanno fatto. Nella nostra epoca l'ignoranza non può essere più accettata, da prima delle tavole di Mosè si sa che uccidere è sbagliato, da più di quarant'anni conosciamo gli effetti degli stupefacenti e nulla può quindi giustificare tali atti.

Allora perché? Perché si vogliono dipingere gli autori di azioni negative, come vittime ignare di un sistema o di una società  più grandi di loro? Incapaci di pensare o ragionare con la loro testa? Incapaci di dire no!

Lo avrete certamente notato, ogni qual volta che un ragazzo è autore attivo o passivo di una notizia di cronaca nera, i giornalisti sono pronti a tesserne le lodi e gli aspetti positivi dell'animo: faceva volontariato dicono gli amici; era uno con la testa sulle spalle confermano i vicini; era taciturno e riservato ma sempre buono e disponibile con tutti, ribattono gli abitanti del paese.

È sempre la stessa tiritera, condita dall'immancabile commento dei genitori "Non abbiamo mai sospettato di nulla, era così tranquillo".

Probabilmente le ragioni che spingono a ripulire l'immagine della faccia nei servizi del tg e sui giornali, serve a parare le famiglie da un possibile linciaggio, da un eventuale discriminazione ma per questo non bisogna mentire, non bisogna ridisegnare la mente del criminale (seppur giovane), per farlo apparire migliore di come i fatti che lo stanno mostrando. Certo dietro un crimine c'è più del crimine stesso, c'è una persona ma non una "brava persona".

Perché i bravi ragazzi sono altri, non finiscono in mezzo alle risse da stadio, non picchiano uno qualunque per una sigaretta, sanno che le droghe fanno male.

I bravi ragazzi, quelli veri, restano nell'anonimato delle cronache.

Mattia Cagalli

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