fabbrica donne 1800 LARGE

Nei giorni scorsi l’Istat ha reso noto che il tasso di occupazione delle donne (15-64 anni) a giugno 2017 ha raggiunto il 48,8%.

Apriti cielo, governo, opinionisti e donne in carriera, hanno gridato al miracolo maoista/liberista!

Tuttavia, talune invidiose (evidentemente deluse per il mancato sorpasso dei maschietti) , hanno precisato che per integrare a pieno le donne italiane nel mercato del lavoro c’è ancora molta strada da fare.

E poi giù una lunga sfilza di dati “muliebri economici” per ricordare agli uomini italiani quant’è “brutto” e discriminante essere donna.

E così, mentre maschi e femmine made in Italy se le danno di santa ragione per accaparrarsi un posto in fabbrica o se possibile all’apice di un’azienda, il tasso di natalità delle stakanoviste italiane è sceso alla ridicola percentuale di 1,2 figli per donna.

Imputare la colpa della poca voglia di far figli sulla disparità lavorativa delle donne rispetto agli uomini, è a dir poco ridicolo.

In compenso, se le donne italiane piangono, le islamiche se la ridono. Grazie alla galanteria dei “machi” islamici che non le obbligano ad andare a lavorare per portare a casa ulteriori “schei”, ma a stare a casa ad allevare figli, la civiltà cristiano occidentale sarà soppiantata dai numerosi nipotini di Allah.

Con buona pace di chi non vede che le differenze tra un uomo e donna non si possono ridurre ad un dato occupazionale.

Gianni Toffali
Verona

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