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Allarme Palazzo Ducale, Fondazione Musei Civici di Venezia precisa

Un nobile amato e stimato in città, sceglie di lasciare la vita. La cronaca, in punta di piedi e in segno di rispetto nei confronti di chi, in queste ore patisce il lutto della dipartita, riporta gli ultimi momenti di vita del settantaseienne conte Agostino Nani Mocenigo Bentivoglio di’Aragona.

La polizia, che domenica è intervenuta a tarda notte nell’abitazione del Conte a Sant’Angelo, non ha potuto che constatarne il decesso e insieme il carattere tragico di quello che apparso subito un suicidio. Una pistola e un colpo al volto hanno compiuto l’ultimo atto di una esistenza che mancherà molto alla città, alla cultura e alla storia di Venezia.

Saranno le ulteriori analisi autoptiche a definire la dinamica e la modalità del gesto, che ha ferito i veneziani che lo conoscevano e lo apprezzavano. Si era da poco trasferito dal palazzo di famiglia a San Trovaso, a Sant’Angelo, dove viveva il figlio, con il quale lo si vedeva spesso passeggiare, chiacchierare cordialmente con la gente, con gli esercenti del vicinato.

Ora qualcuno ricorda la tristezza del Conte, quando qualche anno fa ha perso la moglie, lutto che lo aveva profondamente colpito, e forse un sottile dispiacere per aver lasciato la casa di San Trovaso, ma sono solo inevitabili interrogativi, quando muore una persona conosciuta e si cercano “spiegazioni” che dovrebbero appartenere alla spera del privato.

D’altra parte è lo stesso gesto tragico a portare chi lo conosceva, a cercare di capire ciò che non si capirà mai, tanto è delicata la vita e la morte di un essere umano.

Del Conte Agostino Nani Mocenigo, si conosce la prestigiosa discendenza dogale, si sa che è successore del ceppo Pisani, legato alla storia del Palazzo Conservatorio Benedetto Marcello a Santo Stefano, che ha ceduto alle Gallerie dell’Accademia il quadro che ritraeva la famiglia Pisani, dipinto da Pietro Longhi.

E soprattutto chi l’ha conosciuto ricorda la sua cordialità, la gentilezza, quel tratto “nobile davvero”, dato non solo da un titolo che lo certifica, ma da uno stile, un amore per la vita, la cultura e la città.

La stessa nobiltà che è stata riconosciuta da Venezia e dai veneziani al conte Leonardo Widmann Foscari, ottant’anni, deceduto due giorni fa nel suo castello in Austria, dopo aver lasciato Palazzo Mocenigo a San Samuele.

Ha scelto la Carinzia, portandosi appresso la soddisfazione di un bagaglio ricco di esperienze culturali donato alla città, anche grazie alla sua famiglia, che sempre ha accompagnato con competenza e partecipazione la Storia di Venezia. Ne è testimone la madre, Teresa Foscari Foscolo, appassionata studiosa del patrimonio storico e della salvaguardia della Laguna, animatrice di Italia Nostra, che tanto ha contribuito agli studi sulla sopravvivenza della città e della difesa del suo territorio.

Anche in Carinzia il conte Leonardo Foscari, ha portato le caratteristiche del suo carattere e del suo spirito generoso e collaborativo, tanto che la comunità locale gli ha assegnato la massima onorificenza “per attività benemerite”.

Queste nobiltà che possono chiamarsi tali, non solo per censo, ma per il tributo che hanno saputo essere e dare con signorilità, mancheranno ad una Venezia che ha saputo riconoscere in loro una preziosa testimonianza di amore e civiltà.

Andreina Corso

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