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Qualunque cosa accada, di Miranda Richmond Mouillot, la storia dell’Olocausto che si tramanda

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Mouillot qualunque cosa accada rizzoli

Ricordi, tragedie, rancori, ma anche amore, pazienza e voglia di scoprire ed approfondire la storia, privata e pubblica. La scrittrice francese Miranda Richmond Mouillot, ha scelto di parlare di Olocausto e di onorare la memoria di quel periodo, affidandosi alle esistenze divise, dalla guerra e non solo, dei due nonni materni ed è così che è nata l’idea di Qualunque cosa accada (pagg 342; 19€) edito da Rizzoli Editore.

Nel 1948, Anna e Armand Jacoubovitch, i nonni dell’autrice nonché i due protagonisti, dopo essere sopravvissuti alla Seconda Guerra Mondiale e alla Shoah, acquistarono una vecchia casa di pietra in un borgo medievale della Francia del Sud. Pochi anni dopo però, Anna decise di andarsene con i due figli. I due non si videro né si parlarono più fino alla morte. Nessuno dei due si risposò né rivelò mai il motivo della separazione.

Ed è proprio la loro nipote Miranda, che qui si fa voce narrante delle loro vite, così lontane e allo stesso tempo così vicine, collegate da un filo, che anche se sottile, sembra non volersi spezzare.

La memoria dell’Olocausto, ma soprattutto di come essi riuscirono a sfuggire ai lager, si intreccia ai momenti più importanti della storia d’amore dei due ex coniugi e grazie anche alle numerose descrizioni di quel borgo medievale e quasi incantato, dove avevano intenzione di vivere, la loro, nonostante la guerra, ha tutti i contorni della favola, seppure molto realistica.

Qualunque cosa accada non è però solamente un racconto e viaggio avvincente nei meandri della memoria e della storia francese nel contesto della Seconda Guerra Mondiale, bensì è anche un’autobiografia che si trasforma in romanzo, sicuramente uno di quelli più atipici del genere, in un continuo gioco di rimandi, dal passato remoto a quello più prossimo, lì dove le memorie sono radicate.

Esse albergano in silenzio nelle menti dei due non più giovani protagonisti e Miranda è quel fil rouge che le mette in comunicazione. Lettere, materiale d’archivio e confessioni, è ciò che la giovane riesce a recuperare, scoprendo molti momenti segreti della storia privata dei nonni e del clima che si respirava durante la guerra.

Nel libro, oltre che dell’Olocausto, che assume la fattispecie di argomento tabù, l’autrice ha deciso di concentrarsi anche sul concetto di salvezza, su coloro, come i suoi nonni, che riuscirono a cavarsela in quel periodo, evitando, nonostante la propria religione, l’internamento.

Fede religiosa e fiducia nell’altro, sono i perni sui quali è costruito il romanzo, in un continuo intreccio e una miriade di collegamenti fra passato e presente, che vede una storia d’amore crearsi sulle ceneri di un’altra ed è grazie alla fantasia e alla mente sognatrice della Mouillot, che il lettore assapora il gusto dolceamaro della memoria, che solamente una volta rivissuta, permette di essere liberi.

Alice Bianco

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