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Raccolta firme contro vendita ai privati dell'ex Vida a Venezia

Avrebbero meritato un tributo all’impegno, nello sforzo generoso di affidare i locali de La Vida di campo San Giacomo alla città, ma la risposta è stata di tutt’altro segno.

La Digos ha denunciato gli occupanti, dopo che la Regione aveva inoltrato un esposto in procura: nomi e cognomi di una decina di rappresentanti le associazioni Omnia, About e il Caicio, e all’orizzonte s’intuisce uno sgombero.

Eppure i cittadini con le associazioni, le famiglie, i bambini, avevano manifestato interesse e partecipazione per le attività promosse, erano state raccolte 1300 firme che chiedevano alla Regione di non vendere ai privati l’Antico Teatro di Anatomia e alla Soprintendenza il vincolo nel tentativo di conservare e tutelare l’edificio mantenendo la proprietà pubblica e destinarlo a un progetto culturale rivolto soprattutto ai veneziani.

La vitalità contagiosa tra cittadini nel fare, inventare iniziative idonee a far rivivere il campo san Giacomo, poteva essere raccolta e valorizzata dal Comune, ma le conseguenze sono evidenti: le istituzioni non hanno preso in considerazione una destinazione a uso civico de La Vida, per una volta almeno, a vantaggio dei cittadini, della città.

Ora questo braccio di ferro con gli occupanti, questa denuncia, appaiono sgradevoli e ingiusti ai veneziani che in questa piccola ma preziosa battaglia di civiltà hanno tentato un’azione in controtendenza rispetto l’uso della città, povera di spazi pubblici dedicati ai suoi abitanti.

Il Comune poteva esercitare il diritto di prelazione e sabato scadono i termini, la Vida rimarrà quindi di proprietà di Alberto Basti anello della famiglia titolare del gruppo Pam, che vorrebbe aprire un ristorante dedicato ai veneziani e alla loro tradizione culinaria.

Non è contro Bastianello l’occupazione, sostengono i frequentatori delle iniziative de La Vida, ma la testimonianza civica di questi mesi ha messo in rilievo il bisogno di attività culturali, di nuove energie che meritano di essere valorizzate.

 
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E il fatto che siano proprio le istituzioni a ignorarle, indica la tendenza a non saper ascoltare le esigenze che partono dai progetti che la città mostra di aver pensato, ideato, per ridare stimolo e coscienza alla vita e al benessere di Venezia, che in fondo se lo merita.

Perché gettare via quel che è stato costruito? E perché denunciare chi ha accolto musicisti, artisti, artigiani, attività ludiche rivolte a bambini e anziani, per un progetto culturale di laboratori, luoghi aderenti al vissuto di campo San Giacomo, alla vita vera di chi si è abituato a essere ‘visto’ riconosciuto e accolto in un posto che lo riguarda e che sostiene un bisogno che accomuna gli esigui residenti che non vogliono abbandonare la speranza di sentirsi partecipi di una trasformazione che già ha ricevuto un solido gradimento.

Andreina Corso

Riproduzione Riservata.

 

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