Processo per pedofilia all’ex arcivescovo Wesolowski rinviato: sta male

ultimo aggiornamento: 12/07/2015 ore 07:13

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processo per pedofilia ex arcivescovo Wesolowski

La panca in legno rimasta vuota, addossata alla parete sul lato destro della piccola aula del Tribunale vaticano, è il segno più eloquente di questa prima udienza del processo all’ex nunzio nella Repubblica Dominicana ed ex arcivescovo polacco Jozef Wesolowski, 67 anni, accusato di abusi sessuali su minori e detenzione di materiale pedopornografico.
È durata appena sei minuti ieri mattina, nell’aula del Tribunale vaticano (a pochi passi di distanza dalla Casa di Santa Marta, dove alloggia papa Francesco) la prima udienza del processo penale a carico dell’ex arcivescovo polacco.

L’ex presule, ridotto allo stato laicale (e indicato in tutti gli atti processuali solo con nome e cognome, senza appellativi ecclesiastici) non si è presentato. Alle 9.38 la seduta è stato rinviata «a data da destinarsi».
Secondo la ricostruzione ufficiale della Santa Sede, esposta dal vicedirettore della sala stampa vaticana padre Ciro Benedettini, Wesolowski sarebbe stato colto da «improvviso malore» venerdì pomeriggio, visitato dal pronto soccorso vaticano e poi ricoverato in un ospedale romano in terapia intensiva, dove ora si trova ricoverato. Altre voci (non confermate) parlano di ingestione di sostanze chimiche aggiunte ad alcol.


Quello che doveva essere il primo processo penale in Vaticano a un ex arcivescovo, già ridotto allo stato laicale dalla Congregazione per la Dottrina della fede, per uno scandalo di pedofilia conosce così un’iniziale battuta d’arresto. Subito prima dell’inizio dell’udienza si è appreso quindi che l’imputato non sarebbe venuto in aula perché ricoverato in ospedale “in terapia intensiva”.
Lo stesso avvocato difensore Antonello Blasi ha detto di averlo saputo solo questa mattina e di non conoscere i motivi clinici del ricovero, tanto da voler chiedere copia della documentazione medica.

Dopo la lettura da parte del cancelliere del decreto di citazione in giudizio, che comprende cinque capi d’imputazione, il promotore di giustizia Gian Piero Milano ha comunicato alla corte presieduta da Giuseppe Dalla Torre (a latere Piero Antonio Bonnet e Paolo Papanti-Pelletier) che l’imputato era “assente per un impedimento dovuto a un improvviso malore che ne ha comportato il ricovero in una struttura ospedaliera pubblica, nel reparto di terapia intensiva”. Si è quindi rimesso “alle decisioni del collegio”. La documentazione sanitaria è stata allora consegnata alla corte. Dopo di che, l’avvocato Blasi ha espresso “rammarico” per quanto accaduto poiché “l’imputato era disponibile a partecipare al processo”, e si è associato alla richiesta dell’accusa. Esaminata brevemente la certificazione ospedaliera, il presidente Dalla Torre ha quindi stabilito che “il Tribunale rimanda il dibattimento a data da determinarsi”.

I cinque capi d’accusa a carico di Wesolowski sono la detenzione di materiale pedopornografico, che fa riferimento alla legge vaticana n. 8 del 2013, cioè l’aver detenuto ed essersi procurato da siti internet materiale “di ingente quantità” raffigurante minori di 18 anni coinvolti in attività sessuali nonché immagini di organi sessuali di minori esibiti a scopi sessuali (il tutto fino al 22 settembre 2014, giorno in cui fu posto agli arresti domiciliari); gli abusi su minori, cioè per aver corrotto con atti di libidine adolescenti fra i 13 e i 16 anni per compiere su di essi atti sessuali, almeno in un’occasione in un luogo esposto al pubblico (il tutto a Santo Domingo fino all’agosto 2013, cioè fino alle dimissioni e al ritorno a Roma, e in un caso in concorso con Francisco Javier Occi Reyes, suo ex diacono); la ricettazione, per aver acquistato, ricevuto, nascosto o comunque detenuto su due suoi computer materiale pedopornografico, quindi proveniente da un delitto; le lesioni gravi, costituite da “perturbamenti della mente”, agli adolescenti vittime degli abusi sessuali; infine la condotta che “offende i principi della religione o della morale cristiana”, per aver ripetutamente fatto accessi a siti porno (anche questo fino all’arresto il 22 settembre 2014).


Wesolowski, che abita nel Collegio dei Penitenzieri, cioè nello stesso palazzo del Tribunale vaticano, e che dopo la revoca degli arresti domiciliari, nel novembre scorso, godeva di libertà di movimento ma solo entri i confini della Città Leonina, ha accusato il malore venerdì pomeriggio, ed è stato subito condotto in osservazione al Pronto soccorso vaticano. Da qui il medico di guardia lo ha rinviato a una “struttura specializzata” a Roma, che non è stata specificata, dove l’ex nunzio è stato ricoverato in terapia intensiva.

Le fonti vaticane parlano di “una clinica”, dove comunque – ha spiegato all’ANSA l’avvocato Blasi – Wesolowski non è “sorvegliato”, in quanto nelle condizioni in cui si trova non sussiste il pericolo di fuga. “Speriamo di poter continuare il processo quanto prima”, ha auspicato il legale che ha sottolineato come l’ex arcivescovo fosse “pronto a collaborare” con i giudici vaticani.

12/07/2015

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