Politica e pena. Di Andreina Corso. Lo Schernitore ( dagli appunti di Fedor Dostoevskij )

ultimo aggiornamento: 18/09/2015 ore 10:13

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Nel suo Almanacco umoristico, Fedor Dostoevskij presenta a metà del diciannovesimo secolo, un lavoro suddiviso in due parti e in dodici fascicoli, ognuno dei quali arricchito in cinque fogli fitti di parole e di incisioni.
Ecco che con “Lo Schernitore”, Dostoevskij apre una pagina ricca di intuizioni che oggi più che mai si rivelano utili e perfino indispensabili nella nostra affannosa ricerca di senso.

Lo schernitore pensa di far ridere e di raccogliere consensi, raccontando fatti veri e non veri su un’altra persona: alle spalle preferibilmente, ma anche direttamente, facendosi forza della crudeltà altrui, dell’ignavia di cui in fondo si nutre. Si può tranquillamente ridicolizzare il nemico, il diverso, lo straniero, il suo pubblico è assetato di colpevoli. E’ facile demolire, ci dice il grande scrittore russo, in fondo tutti ridono, ma sarebbe interessante capire di chi e perché. Si demoliscono popoli, identità e bisogni, fa lo stesso.


Dato per assunto che nessuno di noi vorrebbe mai essere e sentirsi schernito, conviene mantenere una certa dignità, far finta di niente o di non aver capito.
Lo schernitore è ovunque, ride con il ghigno quando affonda, fa ridere i suoi simili quando lo applaudono. Resta inteso che nessuno deve parlare di noi.
E gli altri? Gli altri chi sono, quelli da schernire con gusto? Lo schernitore è abbastanza giovane, dice lo scrittore russo, è un uomo arrivato in cima alla pubblicità, alla notorietà, spesso ahinoi, in politica, oppure è un guru dell’informazione, tanti li approvano, tanti li detestano, i più stanno in silenzio: che affondino pure, purché non puntino su di noi.

Lo schernitore vive nel frastuono: tutti parlano di lui, lo intervistano, lui fa la faccia feroce, minaccia, colpisce al cuore, sa che lo amano anche così.
Fedor Dostoevskij lo racconta anche a noi, affinché non esitiamo, nel riconoscerlo, ad espellerlo dalla nostra intelligenza e umanità. Lo scrittore russo non conosceva, beato lui, quei politici rozzi o che scherniscono a caso gli immigrati, però forse voleva avvertirci con il suo Almanacco che persone così calpestano la civiltà in ogni epoca.

Andreina Corso


12/09/2015

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