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Philippe Starck: "Venezia prostituta del turismo. Bisogna pensare ad alternative"

“Ho un debito con Venezia e lo voglio pagare”: Philippe Starck è pronto a dare il proprio contributo per trasformare Venezia da “prostituta del turismo” a luogo tecnologicamente avanzato al centro dell’Europa e del mondo, una sorta di ‘laboratorio delle menti’ per garantire un futuro alternativo alla città.

Lo dice all’ANSA durante l’inaugurazione in Piazza San Marco del restauro del Gran Caffè Quadri, voluto dai fratelli Alajmo, anime del ristorante tristellato Le Calandre di Sarmeola di Rubano.

Si tratta del secondo intervento del designer francese per i titolari Massimiliano e Raffaele Alajmo, del valore di 850 mila euro, dopo l’apertura nel Fontego dei Tedeschi del ristorante Amo e ancor prima del Caffè Stern a Parigi.

“Odio i turisti, penso che il turismo sia stupido e una forma di prostituzione – afferma, precisando di sentirsi in qualche modo un abitante della città avendo comprato casa a Burano molti anni fa – ma pensare ad un numero chiuso non è etico, non è la soluzione giusta. Chi decide chi viene e chi no? E poi diventerebbe un luogo solo per ricchi”.

Dopo aver inventato 15 anni fa il marchio con il simbolo del leone che la città aveva adottato per garantirsi una copyright d’immagine, ora Stark torna a lanciare l’idea di ridisegnare la mission della città. A partire dalla cancellazione delle grandi navi da Venezia. “Sono una cosa stupida – afferma – non dovrebbero esserci perché non
portano soldi qui”.

Dunque bisogna immaginare, come per il restauro del Quadri, delle soluzioni alternative, rispettose del passato ma con una marcia decisa verso il futuro. E se nel ristorante veneziano dei fratelli Alajmo la mano di Starck ha riportato filologicamente alla patina originale pareti e stucchi del piano terra, aggiungendo il contributo di artigiani del posto negli arredi delle sale superiori, oltre ai tocchi cari al designer come gli animali impagliati in bellavista, così Venezia “deve tornare ad essere il centro d’Europa” partendo dalla sua vocazione antica di luogo oltre i confini.

Cambiando pelle, passando da una economia votata quasi esclusivamente al turismo delle infradito e delle resse nelle calli ad un futuro tecnologico e di proiezione alla progettualità culturale. L’essere un’isola al centro della laguna potrebbe diventare un plus, consentendo al centro storico, spiega, di dotarsi in ogni canale dei più
moderni collegamenti a fibra ottica senza ricorrere a scavi o lavori troppo onerosi.

“Per farla diventare il cervello d’Europa”, ripete più volte, un laboratorio di idee tecnologicamente avanzato. “Credo che serva avere più testa, più intelligenza – continua fiducioso – e parlando con molte persone sento che questo mutamento sta già arrivando”.

Starck torna poi a lanciare l’idea di utilizzare parte dell’Arsenale “per invitarvi tutte le ‘teste’ creative del mondo e sfornare una produzione culturale e di pensiero che esca dalla città per diventare veramente patrimonio del mondo”.

“Una economia dell’intelligenza – conclude – deve sostituire a Venezia quella della stupidità, della prostituzione, del turismo e della mercificazione”.

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4 persone hanno commentato questa notizia

  1. Il problema non è se è di tutti o di pochi. Deve essere prima dei residenti. Il numero chiuso dicono non sia praticabile perché non si può chiudere un luogo pubblico (però a mio avviso, a volte, come a carnevale, si potrebbe per motivi di ordine e sicurezza).
    Io, pur non esperto di turismo, un’idea l’ho presentata i Comune (Progetto Cartaveneziano: https://ilgazzettino.it/pay/primopiano_pay/chi_non_dorme_in_citta_paghi_per_garantire_servizi_ai_residenti-2071857.html ), e si basa su un concetto semplice: le deterrenza economica tramite il costo, variabile a seconda di periodi, dell’accesso alla città con auto, bus, treni, motoscafi “gran turismo”. Quindi, come ora i turisti pagano 7,50 auro il battello se non sono residenti, simile tariffa, magari variabile a seconda dei periodi, si potrebbe far pagare anche per entrare in laguna con mezzi alternativi. Quindi una grande area “cartavenezia”, che inizia già dai “pili” a Mestre.
    Ma il Comune a quanto pare non è intenzionato ad applicarla, forse per non fare “torti” proprio alle solite categorie che …”prostituiscono Venezia”.
    Ci vuole solo coraggio, una soluzione io l’ho proposta: ora si muovano i veneziani.
    Prof. Fabio Mozzatto – Veneziano D.O.C.

  2. Spero che dietro ciò ci siano delle idee concrete perché dall’articolo si intravvede il solito velleitarismo. L’unica idea praticabile (il numero chiuso) viene scartata come elitaria e perciò immorale. E così, in nome di un tipo di egualitarismo che ha causato sufficienti danni, e non solo a a Venezia, si rinuncia a formulare qualunque proposta reale…

  3. Il turismo è una industria come le altre e va quindi regolamentata. Il numero chiuso, basato sulle prenotazione, ha senso ed aiuterebbe la città a non soffocare. Ancor più, bisognerebbe limitare il flusso giornaliero, il vero male che affligge la città, perché è fatto di gente che arriva con colazione al sacco, senza alcun appoggio e quindi non sa dove fare i propri bisogni fisiologici, lascia immondizia, pretende di visitare la città in una sola giornata senza capirci nulla! Secondo me ci sono dunque due tipi di turismo: quello “sano” fatto da persone che desiderano vivere un esperienza vera, soggiornando in città, vivendola per qualche giorno, assaporandone un po’ la vita, e quello mordi e fuggi fatto da gruppi che arrivano la mattina e ripartono la sera, come ho descritto più sopra. Vorrei aggiungere che il turismo non è un male e i turisti sono persone desiderose di scoprire luoghi; non vedo dove sia lo scandolo. Ma non si può neanche pensare che tutto sia per tutti e Venezia non è per chi non la merita o non se la può permettere. Ci sono luoghi al Mondo che non potrò mai visitare perché non dispongo di finanze sufficienti ma, non per questo, rompo le scatole al mondo perché non posso andare in Polinesia!!!! Basta con il discorso che Venezia è di tutti, perché non è vero.

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