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Ex Ospedale al Mare, Ginecologia va abbattuta

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Ospedale al Mare, padiglione Ginecologia va abbattuto

La Direzione Lavori pubblici del Comune di Venezia ha reso noto che ieri si è svolto un sopralluogo congiunto al compendio dell’Ex Ospedale al Mare, al Lido di Venezia, tra la proprietà (Cassa Depositi e Prestiti), l’impresa Orseolo Restauri, incaricata dei lavori di messa in sicurezza, i tecnici del Comune, della Municipalità e di Insula Spa.

La nota dei Lavori pubblici evidenzia che, dopo aver eseguito i primi interventi per la messa in sicurezza di un cornicione pericolante e verificato che le condizioni statiche dell’edificio evidenziano gravi carenze con possibilità di crolli anche di notevoli proporzioni, sono state interrotte le lavorazioni a salvaguardia delle maestranze; pertanto la direzione comunale ha emesso una diffida nei confronti della proprietà con lo scopo di compiere le verifiche e riprende i lavori di messa in sicurezza.

La proprietà – continua la nota – ha palesato la volontà di risolvere gli inconvenienti, magari demolendo la porzione del fatiscente edificio prossima alla strada, la cui situazione di pericolo provoca disagio alla circolazione e alla cittadinanza; è previsto nei prossimi giorni un incontro con la Soprintendenza per la definizione delle modalità operative delle demolizioni.

La Direzione Lavori pubblici, a tal proposito, ricorda l’importanza della scrupolosa osservanza, da parte della cittadinanza, dell’ordinanza di modifica della viabilità lungo la strada dell’Ospizio Marino e l’assoluto divieto d’accesso alle aree dell’ex ospedale, che potrebbero essere tuttora interessate da crolli anche di notevoli dimensioni.

Risultato, a quanto pare, è che l’ex reparto di ginecologia dell’ospedale al Mare del Lido va demolito perché pericolante e pericoloso. La situazione è peggiorata dopo che il tetto dell’edificio è crollato a fine anno. Nell’ipotesi di ulteriori crolli, via dell’Ospizio marino resta chiusa al traffico.
La palazzina è vincolata però, pertanto sulla demolizione l’ultima parola spetta alla Soprintendenza.

Monica Manin

[14/01/2015]

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