Orge in canonica, don Andrea anche con trans a pagamento

Lo scandalo delle ‘orge in parrocchia’ si allarga ogni giorno con nuovi particolari scabrosi. A quanto pare il prete, don Andrea Contin era una sorta di maniaco del sesso che aveva reso schiava ‘la sua donna’, tanto che la mandava ad adescare ragazzini per obbligarla a fare sesso con loro mentre lui riprendeva con la telecamera. Oppure la costringeva ad avere rapporti sessuali con altri uomini, anche di colore. La donna racconta tutto nella denuncia, della quale ampi stralci sono stati pubblicati su La Nuova Venezia di oggi. Alla fine, l’amante del parroco di San Lazzaro di Padova, aveva scoperto che il suo rapporto non era esclusivo, visto che il prete ‘frequentava’ altre parrocchiane, ed aveva deciso di troncare, ma a quel punto don Andrea sarebbe diventato violento cominciando a picchiarla, una volta così tanto da mandarla in ospedale.

«Mi costrinse ad adescare i ragazzi nel patronato» di Enrico Ferro.

PADOVA C’è una donna che si è tatuata sulla spalla il nome di un uomo. Quel nome è “Andrea”. E anche ora che tutto intorno ci sono solo macerie, quel nome è lì perché l’inchiostro si è mescolato con il sangue, si è sedimentato sottopelle. Così come quell’amore sbagliato scandito da presunte violenze e vessazioni.

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La perversione che dava piacere alla fine è diventata una prigione. Una gabbia da cui una donna di 49 anni ha deciso di uscire. Lei è l’amante del prete e lui è don Andrea Contin.

Nelle otto pagine di denuncia c’è il conflitto vissuto rincorrendo quello che considerava l’amore della vita. Ma c’è anche la brutalità di un uomo che predicava dall’altare i valori cristiani.

L’INIZIO DEL RAPPORTO
«Iniziai a frequentare nel 2001 la parrocchia di San Lazzaro». Inizia così la deposizione della donna che sta facendo tremare la Diocesi di Padova.
«Nell’anno 2006 arrivò a capo della parrocchia don Andrea Contin… il quale prima di Natale 2010 don Andrea mi chiese di passare in canonica, io accettai e lui dopo una breve conversazione mi abbracciò e mi baciò sulla bocca. Rimasi impietrita e mi accorsi che mi stavo innamorando perdutamente di lui».

LE PERVERSIONI
«Nel febbraio/marzo 2011 ci fu il primo rapporto sessuale in canonica che fu marcatamente aggressivo. Mi faceva vedere foto di donne nude in atti sessuali con altri uomini. Alcune erano parrocchiane che avevo visto frequentare la chiesa. Mi portò nei parcheggi autostradali di Vicenza per farmi guardare uomini e donne che facevano sesso fuori dall’auto. In quel periodo mi diede le chiavi della canonica e mi aiutò nell’acquisto di un’auto di cui ero sprovvista…Voleva rapporti sempre più spinti e aveva sempre con sé una valigetta con vibratori, maschere, capi in pelle già visibilmente usati da altre donne e un giorno mi portò in un sexy shop nell’Alto Vicentino dove acquistò prodotti erotici. A settembre 2011 mi portò a Vicenza nel parcheggio di un supermercato. Dopo poco arrivarono un uomo e una donna. Lei era molto gentile e garbata. Iniziò a baciarmi, abbiamo avuto un rapporto sessuale a cui hanno partecipato anche i due uomini. Quando ce ne siamo andati ho chiesto a don Andrea dove li avesse conosciuti e lui, soddisfatto, mi fece vedere che aveva postato le mie foto nuda sul sito per coppie “Sexycommunity” e sul sito “La moglie offerta”».

MI CHIAMAVA SCHIAVA
«Mi chiamava “schiava”, mi comprò una ciotola per animali e un guinzaglio marrone. Un giorno mi portò da don Roberto Cavazzana a Carbonara di Rovolon perché doveva salutarlo. A un certo punto mi prese la testa e me la abbassò dicendo che dovevo avere un rapporto orale. Obbedii. La stessa cosa avvenne una seconda volta, quando don Andrea mi portò a cena con don Roberto in un ristorante dei colli. Poi ci recammo in canonica a Carbonara di Rovolon dove abbiamo avuto un rapporto a tre».

LA TELECAMERA
«Una sera organizzò una cena in canonica con una sorpresa e arrivarono tre uomini italiani, mi portò in garage, mi obbligò ad avere un rapporto con tutti e tre. Solo in seguito scoprii che all’interno di un dado rosa di cartone posto su un mobile del garage aveva messo una telecamera che registrava tutto. Una domenica dopo aver detto messa mi obbligò ad avere un rapporto sessuale nel garage con un uomo di colore. Iniziò a chiedermi di andare dietro la canonica per attirare i ragazzi che giocavano nel campo di calcio e, una volta adescati, mi costringeva ad avere rapporti con loro vicino al garage. Lui, nascosto, mi filmava».

CHAMPAGNE E FESTE
«Quando gli dissi che non volevo più prestarmi a quei giochetti, mi portò a Limena per vederlo in un rapporto sessuale con un transessuale. Una sera invitò in patronato una coppia di amici. Lui fece trovare bottiglie di champagne e alla fine abbiamo avuto un rapporto sessuale a quattro. Mi ha scattato una serie di foto che ha poi postato sul sito di incontri. Visto che ne aveva pubblicata una con la faccia parzialmente visibile, litigammo violentemente. Sempre nel 2013 mi portò verso San Martino di Lupari dove mi costrinse ad avere un rapporto con tre uomini, di cui due di colore, mentre lui scattava fotografie. Sconvolta raccontai la triste storia che stavo vivendo a un parrocchiano. Andrea, ingelosito da questa amicizia, mi chiese di invitarlo in canonica nel garage e mi costrinse ad aver un rapporto sessuale che fu ripreso. Nel marzo 2013 lui conobbe un uomo di colore. Andammo verso Udine a cena e poi in un albergo. Sul posto c’era la solita coppia di amici. In quella circostanza abbiamo avuto un rapporto sessuale a cinque, con oggetti erotici acquistati in un sexy shop dell’Alto Vicentino».

LE VIOLENZE
«A maggio del 2011, alla sagra di San Lazzaro, lui si accorse di un uomo che mi aveva guardata senza che io me ne accorgessi. Una volta entrata in canonica mi scaraventò a terra e iniziò a picchiarmi. Nei giorni successivi indossai una maglietta lunga per nascondere i lividi. Pochi giorni dopo l’Epifania, nel 2012, una sera mi disse di avere un impegno a Casetta Michelino. Io andai a verificare e trovai nelle vicinanze dell’albergo Net Center l’auto di una parrocchiana. Verso le 2 di notte la vidi uscire dal bar collegato alla canonica. Fu così che scoprii la loro relazione. A quel punto andai in canonica, lui negò ogni mia accusa e mi picchiò con calci e pugni. Avevo fondati sospetti sull’esistenza di un’altra relazione con una donna che abitava a Camin»

AVEVA ALTRE DONNE
«A luglio 2012 li vidi insieme, dopo averli affrontati lei scappò e una volta in canonica lui mi picchiò in testa dicendo che in quel punto non si sarebbero viste le ecchimosi. In quella circostanza chiamai il marito di lei. Ad agosto 2012, dopo una cena in canonica, vide che avevo delle scarpe molto carine e mi chiese perché le avessi indossate in quell’occasione. Mi fece rientrare e mi picchiò. Riuscii a tornare a casa con grande difficoltà per i dolore, tanto che dovetti ricorrere alle cure della guardia medica. Una mia collega, vedendomi soffrire, mi portò in un centro antiviolenza ma scegliemmo una città diversa da Padova per paura che gli venisse riferito. Il 23 dicembre 2012 mi invitò a cena in canonica, mi fece accomodare su un divanetto rosso e, dopo aver chiuso la porta, iniziò a picchiarmi con ferocia inaudita. Io, a terra, non riuscivo … (l’articolo completo su La Nuova Venezia).

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