Omicidio Lidia Macchi, lettera anonima indica prete ma viene cassata

ultima modifica: 08/11/2017 ore 13:54

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Una lettera scritta con un normografo e firmata ‘Bianchi G.’ è stata inviata ai difensori di Stefano Binda, l’uomo accusato di aver ucciso la studentessa di Varese Lidia Macchi nel gennaio 1987, da una persona che si definisce “un amico” della vittima e chiede “nuove indagini” su don Antonio Costabile, un sacerdote, all’epoca sospettato
dell’omicidio, la cui posizione è stata archiviata nel 2014.

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La missiva, ricevuta dall’avvocato Patrizia Esposito lo scorso 2 novembre, è stata dichiarata inammissibile dal presidente della Corte d’Assise Orazio Muscato in quanto “è da considerarsi come uno scritto anonimo” e, per questo, non può essere utilizzata nel processo in corso a Varese.

Il giudice ha anche disposto la trasmissione della lettera alla Procura di Varese, per valutare un’eventuale indagine a carico di ignoti.


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