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mercoledì 04 Agosto 2021

Si torna a scuola. Attenzione al nuovo decreto: dalla seconda media al 50%

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Stamattina la sveglia suonerà di nuovo per oltre 6 milioni di studenti. Domani due su tre rientrano a scuola per seguire finalmente le lezioni in presenza in un’Italia a due colori, con 9 regioni in rosso e 11 in arancione.
“Questo è un grande segno di fiducia nel Paese”, ha commentato il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.
Dopo lo stop forzato, negli istituti si torna con quasi il 70% del personale vaccinato, una precauzione necessaria che rende più sicuro il mondo dell’istruzione, la cui ripartenza è al primo posto per il governo Draghi.
Dunque per molti un addio alla didattica a distanza: il nuovo decreto varato dal governo infatti prevede la scuola in presenza nelle zone arancioni fino alla prima media e dalla seconda media e per tutto il ciclo scolastico delle superiori la presenza almeno al 50%. Mentre nelle zone rosse frequenteranno tutti gli alunni fino alla prima media, dad dalla seconda media in poi.
Questa decisione, si legge in una circolare del Viminale ai prefetti, “non ammette alcun intervento in deroga da parte dei presidenti di Regione o delle province autonome e dei sindaci,

tranne che in casi di natura eccezionale legati alla presenza di focolai o ad un grado estremamente elevato di rischio di diffusione del virus e delle relative varianti”.
Eventuali deroghe, dunque, dovranno essere “adeguatamente motivate”, adottate dopo un “confronto con le competenti autorità sanitarie” e “in conformità ai principi di adeguatezza e proporzionalità”.
Oggi alla Camera è stata presentata la prima mozione per chiedere conto al Governo della prolungata chiusura delle scuole, mentre centinaia di genitori, studenti e insegnanti hanno scritto mail ai capigruppo dei partiti per chiedere di votare a favore della mozione che chiede la riapertura di tutte le scuole.
E domani riprendono le mobilitazioni di protesta davanti alle scuole per chiedere la riapertura di tutti gli istituiti scolastici.
Per far ripartire la scuola in sicurezza è tuttavia necessario garantire un trasporto pubblico privo di rischi per i ragazzi che ne fanno uso: controlli dei Nas, d’intesa con il ministero della Salute, per verificare il rispetto delle norme anti-Covid, hanno portato a contestare la regolarità per 65 mezzi su 693 ispezionati.
Tra i tamponi di superficie raccolti sono emersi 32 casi di positività per la presenza di materiale genetico riconducibile al virus trovato in autobus,

vagoni metro e treni a Roma, Viterbo, Rieti, Latina, Frosinone, Varese e Grosseto.
La circolare del Viminale prevede che i prefetti debbano valutare l’impatto della domanda di mobilità sul sistema del trasporto pubblico.
Riguardo alla capienza dei mezzi, si legge, i valori di riferimento sono quelli del Dpcm del 2 marzo scorso che prevedono “un coefficiente di riempimento di quelli adibiti al trasporto pubblico locale non superiore al 50% dei posti consentiti dalla carta di circolazione ed un coefficiente di riempimento dell’80% per i mezzo di trasporto scolastico dedicato, incrementato nella misura massima del 100% nel caso in cui la permanenza degli alunni sul mezzo non sia superiore ai 15 minuti”.
Intanto però ci sono già le prime eccezioni alle norme sulle riaperture: il sindaco di Macomer (Nuoro), vista l’impennata di contagi, ha deciso di sospendere le lezioni in presenza in tutte le scuole di ogni ordine e grado da domani fino al 14 aprile.

In Puglia, per gli alunni dalla scuola dell’infanzia alla prima classe delle secondarie di primo grado, i dirigenti scolastici stanno raccogliendo le richieste delle famiglie che sceglieranno la dad, come prevede l’ultima ordinanza regionale.
Per monitorare e uniformare i provvedimenti nel campo scolastico il ministero dell’Istruzione ha chiesto a quello della Sanità la possibilità di avere un Protocollo unico se si dovessero verificare contagi tra i banchi, ma al momento non è arrivata nessuna risposta.
Restano critici i presidi dell’Anp (Associazione nazionale presidi) sull’attività di monitoraggio nelle scuole: “Credo che il problema sia logistico – ha detto il presidente Antonello Giannelli – I numeri degli operatori non sono ancora sufficienti per condurre questa operazione di grandi dimensioni”.

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