Nova Itinera Lidia Are Caverni Edizioni Orizzonti Meridionali

ultimo aggiornamento: 01/03/2015 ore 11:00

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presentazione volume nova itinera

La Parola incarna la luce e l’ombra di una poesia sublimata in una narrazione in divenire, sciolta in versi protetti, incapsulati nella sfera più intima del nostro ascoltare il suo passo che ci raggiunge con quieta determinazione. Movimento definitivo e rassicurante il verso plasmato da una geometria inventata da ali di uccello sapienti nel loro incontro con il cielo.

Da Essenza marina


“ Me lo raccontavi cantando che
ne sapevi della leggenda marina
che si smarriva nell’estate col canto
di cicala che stordiva lungo la riva
la fila interrotta di formica che cercava il suo pane… “

Labirinti i suoni abitati da un filo che tesse e ramifica l’esigenza poetica della scrittrice che trattiene e cura il suo mondo emotivo per poi liberarlo, ridonarlo all’acqua, alla luce e ai nostri occhi.
Nessun punto, nessuna virgola accompagnano il pulsare ritmico delle parole che incalzano sulla ragione, trafiggono i sentimenti, scombinano le certezze, addomesticano le emozioni.
Attoniti, ascoltiamo e tocchiamo un mondo di tenebre, di grotte sotterranee, nell’inquietudine dei lampioni, scheletri vocianti di luce.
Ma ci raggiungono anche di fili d’erba appena nati il vociare del vento, faville di fuoco, colori e impressioni a tratti delicati e sospesi in una domanda meravigliata, a tratti forti come rocce incastrate sul fondo marino.
Rumori ed odori danno luogo al linguaggio poetico della scrittrice che ci offre uno stile di sapiente purezza verbale e concettuale, un lavoro allo stremo, il suo, scritto con le ginocchia piagate, descritte dalla poetessa Alda Merini, quando intendeva alludere alla fatica, al dolore della complessità del vivere che nutrono la poesia e la vita.
Versi petrosi di dantesca suggestione affrancano la mente di cieli neri e di irti cristalli, il bianco e il nero, aromi dipinti di terra, pulsanti per custodi notturni e
lente albe incerte nel traghettare il giorno.
Si muove tutta la natura intorno al mondo di essenza marina che fin da Talete narra di una terra sull’acqua, e con essa il nutrimento del pensare umano nella sua unificazione con tutto ciò che chiamiamo natura.
L’incedere poetico cattura l’intuizione filosofica originaria , il principio, l’arché , la parola nel suo spazio illimitato.
I versi talvolta sembrano sostare nell’alba nascosta “dove gli occhi si vedono a guardare lontano” ma la fine non è mai fine, il dolore si rigenera nel verde del rosmarino, profumo di muschio e gocce di bianco.
Una magia cromatica ci avvolge e ci assolve, ci mette al riparo da rocce assolate e ancora narra la poetessa da L’Isola perduta:

La notte portò la pioggia si erano
chiuse le stelle nel cielo nero dove
non brillava luna benefica guariva
i martoriati corpi danzavano come fossero
fanciulli ghigni di denti riscoprivano
sorrisi finalmente piangevano lacrime
che lavavano il viso fu eterna la notte
un refrigerio che donava pace il mattino
portò un’alba quieta rosata verso il mare
tra l’erba spuntarono fiori il volo
di farfalle.


E in questo volo che accompagna la lettura di questo denso e interessante testo arriva il dono dell’accrescimento della nostra umanità.

L’incontro era a cura dell’Istituto Romeno di Cultura e di Ricerca Umanistica di Venezia.

Andreina Corso

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