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Noemi potrebbe essere viva, il ragazzo poteva essere fermato prima

Noemi potrebbe essere oggi ancora viva, se “Qualcuno avesse
fatto qualcosa”. Questa la sensazione che trapela dal dolore
il giorno dopo la scoperta della tragedia.

La casa di Noemi, alla fine di un vicolo che porta al numero 73
di via Madonna del Passo,
nel borgo antico di Specchia, è presidiata a distanza dai
carabinieri. Niente telecamere, accesso consentito solo a
parenti e amici della sedicenne uccisa dal fidanzato 17enne la
cui relazione era mal vista dalla famiglia della ragazza, tanto
che la madre di lei aveva denunciato per due volte il ragazzo
accusandolo di picchiare la sedicenne.

Noemi ha vissuto qui fino al 3
settembre scorso, giorno della sua scomparsa e probabilmente della
sua morte, viveva con la madre, Imma Rizzo, con la sorella
maggiore Benedetta, prossima laureanda, e la sorellina di 9
anni.

“L’ho vista per l’ultima volta il sabato precedente alla
scomparsa – dice singhiozzando il nonno, Vito – era tranquilla”.
L’uomo piange quasi costantemente, cerca di darsi forza
appoggiandosi al muro di un’abitazione, a pochi metri da quella
della sua nipote, e fuma nervosamente un piccolo sigaro. A chi
gli mette una mano sulla spalla per consolarlo, lui risponde:
“La forza prima o poi se ne va”. Scuote la testa quando gli si
dice che la mamma di Noemi aveva denunciato per due volte per
violenze il fidanzato di sua nipote. “L’ho visto solo una volta”
ricorda, forse pensando se avrebbe mai potuto fermarlo. Un
ragazzo che sarebbe stato ‘tradito’ – contrariamente a quanto si
era saputo inizialmente – anche da alcune tracce di sangue
trovate nell’auto da lui guidata e lasciate probabilmente dopo
il delitto, nonostante una presunta opera di ‘pulizia’ delle
stesse tracce.

In via Madonna del Passo, transennata per 200 metri per
rispettare il dolore della famiglia di Noemi, oggi si parlava a
bassa voce, si camminava a testa bassa e c’era chi, passando a
piedi, rivolgeva uno sguardo furtivo a quel vicolo, ma
probabilmente avrebbe voluto abbracciare chi sta vivendo momenti
terribili dietro quelle mura.

“Sono sgomento, è una tragedia difficile da metabolizzare”
dice il sindaco di Specchia, Rocco Pagliara, pensando a come
improvvisamente il suo paese di sole cinquemila anime sia finito
sotto i riflettori. Pagliara è appena uscito da casa di Noemi,
ma non ha potuto parlare con la madre della ragazza. In quei
frangenti stava riposando, spiega, la donna è distrutta dal
dolore. “Ci abbiamo creduto fino all’ultimo di trovarla viva –
ripete – abbiamo cercato subito di far coordinare le ricerche e
chiesto ai media di non spegnere mai i riflettori sulla
scomparsa di Noemi. Poi stamani il prefetto ci ha dato la
notizia che non avremmo mai voluto sentire ed è crollato tutto”.

Il fidanzato e presunto assassino di Noemi “era possessivo e
geloso, non voleva che mia cugina vedesse altre persone, la
picchiava”, racconta Davide, cugino della sedicenne.

 
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“Noemi, assieme ai genitori, – continua il ragazzo – era andata anche in caserma per
denunciare le aggressioni subite dal diciassettenne, e aveva
ancora i segni della violenza sul volto – racconta il giovane -,
ma non è stato fatto nulla”.

A Specchia già da oggi è stato
proclamato il lutto cittadino, che proseguirà fino al giorno dei
funerali di Noemi, di cui il Comune dovrebbe accollarsi l’onere.
Domani il sindaco incontrerà il parroco del paese per concordare
iniziative concrete dell’intera comunità locale a sostegno della
famiglia della ragazza. Specchia non vuole dimenticare, ma
ripartire da una tragedia senza precedenti.

Riproduzione Riservata.

 

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