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Nel Campionato di Serie A a 2 brilla il ritorno del Mancio. Di Mattia Cagalli

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Il campionato è ripreso dopo la sosta per la Nazionale e nulla è cambiato nella routine della competizione. La Juventus si libera con una facilità disarmante della Lazio all’Olimpico; Tevez (che finalmente ritrova la nazionale argentina) e un doppio Pogba per un 3 a 0 che non ha mai avuto storia.

Sicuramente i tifosi bianconeri sono felici di questa superiorità, lo saranno il presidente Agnelli, Marotta e Allegri ma non lo possono essere il resto dei tifosi italiani. Come non lo possono essere i vertici del calcio. La differenza tra la Juventus e tutte le altre squadre è qualcosa di inquietante e la situazione non sembra potersi migliorare.

La Roma, seconda forza del campionato vince a fatica e tiene il passo ma non da mai l’impressione di dominare.

Dietro di loro nessuno è in grado di tenere il passo, nemmeno il Napoli che ha le solite difficoltà con le provinciali.
In vantaggio per ben 2 a 0 con il Cagliari, si fa raggiungere per un pirotecnico 3 a 3 finale. Problemi difensivi per entrambe le squadre ma se per i rossoblu si può parlare di caratteristica di gioco zemaniano, per i biancoazzurri partenopei è una grave mancanza. Se si vuole veramente competere per lo scudetto, la prima regola è non prenderle.

Sampdoria e Cesana non si fanno male, un pareggio che serve poco ad entrambe che serve solamente a confermare l’incapacità dei blucerchiati di cogliere 3 punti fuori casa.

Stessa situazione ad Udine, dove il Chievo ottiene un punto fondamentale per la salvezza ma l’ennesima copertina la merita l’eterno Totò Di Natale. Ancora un goal che però ha il rovescio della medaglia.
La squadra di Stramaccioni è aggrappata al suo bomber che non ha un erede, se non segna lui i bianconeri trovano con difficoltà la via del goal.

Chi sta attraversando una epica crisi è il Parma di Donadoni, una situazione che difficilmente avrà soluzione positiva.
Il problema non è solamente nella rosa e nei risultati ma è soprattutto di ragione economica; stipendi non pagati e rischio di fallimento dietro l’angolo.
Più imminente una penalizzazione di punti già in questa stagione per una rosa smantellata in estate. Se in tutto questo ci si mette anche l’ombra di Cassano, unico giocatore di talento, la salvezza diventa un miraggio.

Dopo l’ottimo pareggio di San Siro che è costato il posto a Mazzarri, l’Hellas Verona torna al Bentegodi. Lo fa contro la Fiorentina di Montella in una sfida tra due formazioni che navigano a centro classifica.
Zona poco nobile, soprattutto per i gigliati che colpa soprattutto una catena di infortuni infinita, non sono mai riusciti a schierare la formazione tipo.
Alla fine il 2 a 1 per i viola è un risultato giusto (non devono ingannare le due traverse veronesi), nonostante non abbiano fatto molto per vincere.

Il problema del Verona è la mancanza di qualcuno che inventi a centrocampo, qualcuno che detti le geometrie e faccia partire l’azione. Nelle intenzioni di mister Mandorlini questo ruolo spetta a Tachsidis ma il greco ha una gravissima pecca: ogni pallone che riesce a recuperare, lo passa nuovamente all’avversario.
Toni si batte ma è visibilmente più lento dello scorso anno e fa parte di una schiera di giocatori titolari che superano gli enta.

La difesa è composta da Marquez, Moras ed Agostini e per quanto bravo, la lentezza del messicano si fa sentire. Come quella dei compagni di reparto.
Inoltre una squadra che ha come obbiettivo la salvezza, non può rinunciare al giocatore con maggior talento: Javier Saviola.
E’ incredibile come uno che ha disputato Champions Leagues giocato in tutta Europa, si ritrovi a fare il panchinaro. Anche contro la Fiorentina una manciata di minuti nella speranza di una magia come con l’Inter.
L’unica vera nota lieta è Nico Lopez che realizza l’ennesimo gol.

La partita di cartello è stata il derby di Milano, con il primo di Inzaghi da allenatore e il ritorno di Mancini.
Il ritorno del Mancio, nonostante il poco tempo a disposizione, sembra aver dato già una ragion d’essere ai neroazzurri.
Certo la rosa a disposizione resta mediocre ma almeno ora i giocatori hanno idea di cosa fare in campo.

Grande merito è sicuramente dell’entusiasmo apportato al cambiamento e per dare un giudizio più completo.
Di contro il Milan ha dimostrato equilibrio, anche a livello difensivo e il pareggio è stato un risultato giusto ma che non serve a nessuno.
Il tifoso interista però può vedere una luce in fondo al tunnel

Mattia Cagalli

24/11/2014

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