Nei tagli a Regioni e Comuni la Corte dei Conti boccia Renzi

ultimo aggiornamento: 20/01/2015 ore 20:35

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Renzi attacca tutto e tutti

La Corte dei Conti boccia i governi da Monti fino a Renzi: le draconiane misure di austerità imposte a Regioni ed enti locali stanno minando i conti pubblico e lo Stato, fagocitando risorse dal decentramento, ha creato le premesse per un vero e proprio collasso del sistema.

Lo si legge a chiare lettere nella relazione sulla situazione finanziaria degli enti pubblici resa nota dalla Corte dei Conti lunedì scorso. A Regioni, Province e Comuni è stato imposto “uno sforzo di risanamento non proporzionato all’entità delle loro risorse”: si va verso il collasso perché non si hanno più risorse per garantire servizi e funzioni strategiche, mentre l’amministrazione centrale non diminuisce, anzi aumenta, le sue spese. Come essere una famiglia in cui il capo s’abbuffa, costringendo tutti gli altri membri a diete anoressiche.


Come ciò sia stato possibile è la stessa Corte a spiegarlo: chi decide le manovre pubbliche, il governo, ha un peso sproporzionato nelle scelte che ricadono su altri soggetti e non accetta né critiche, né dialogo. Non è un caso se anche da ultimo sulla Legge di stabilità il governo abbia evitato il confronto, in primis con la Conferenza delle Regioni, e con chi dovrà poi applicare le norme votate dal Parlamento.

La Corte rileva che a pagare è tutto il sistema Italia: dai Comuni, spaesati dal “convulso legiferare in materie tributarie”, alle Province che si son viste non solo azzerare ogni contributo ma oggi son costrette persino a versare soldi allo stato, che si presenta sempre più come o un avido quanto incauto predatore o parassita.

Il quadro delineato dalla Corte dei Conti è fosco ed è il magistrato contabile a lanciare l’allarme: le Regioni dovranno metter mano in maniera molto forte alla sanità, tagliando servizi, e aumentando il gap che separa il sistema italiano da quello Europeo. Già oggi, infatti, la spesa italiana nella sanità è inferiore, e non di poco, rispetto alla Germania o alla Francia. Secondo la Corte la sanità italiana, gestita dalle Regioni, oscilla tra il 15 e il 16 per cento della spesa corrente, ma ha sostenuto il 30 per cento dei tagli nel 2013.


L’analisi della Corte conferma la lettura dell’andamento della spesa pubblica fatta dall’Istat: le Regioni, innanzitutto, seguite da Province e Comuni hanno sopportato assieme ai contribuenti e ai pensionati, il peso delle manovre, mentre l’amministrazione centrale dello Stato era fuggita ad ogni revisione di spesa, anzi, aveva visto aumentare le proprie uscite.

Ora, queste analisi devono essere proiettate nell’immediato futuro: le Regioni devono fronteggiare 4 miliardi di tagli che, sommati alle precedenti manovre, portano nel 2015 a circa 5,7 miliardi in meno nei bilanci regionali che dovranno metter mano alle casse della sanità. Non si pensi che si tratti di attivare risparmi o razionalizzazioni: solo nel 2013 la sanità è costata rispetto a quanto previsto dallo Stato ben 3 miliardi in meno di spesa corrente ma non per effetto di disposizioni statali, ma per precise scelte delle Regioni. Ma il barile è stato raschiato: ora si tratta di incidere nella qualità e quantità dei servizi resi ai cittadini. Scelta assurda, come certifica la Corte dei Conti più che preoccupata.

“Collapse: How societies choose to fail or succeed” è il titolo di un saggio di Jared Diamond, scritto nel 2004, in cui l’autore basandosi su precedenti storici, si interrogava sulla capacità di una società di affrontare le proprie crisi o andare incontro, più o meno consciamente, alla propria fine: a leggere il report della Corte dei Conti non ci sono dubbi su quale sarà l’esito delle scelte imposte al sistema Italia da Monti fino a Renzi. Il collasso è dietro l’angolo.

Roberto Ciambetti
Assessore al Bilancio e agli Enti Locali
Regione del Veneto

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