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Mobbing e lavoro. Quando il mobbing è «illusione». Perché promesse di vari avvocati sono spesso «processualmente» irrealizzabili

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mobbing e lavoro promesse degli avvocati

Questo breve articolo non ha come scopo quello di citare giurisprudenza complessa o iniziare discorsi astratti e bizantini sul mobbing che non servono ad altro che a tediare il lettore nella migliore delle ipotesi o a creare false aspettative nella peggiore. Non mancano testi così in rete.
Questo scritto ha come obiettivo quello di spiegare, con parole semplici e accessibili a tutti, i motivi per cui dimostrare il mobbing all’interno di un processo del lavoro è piuttosto arduo. Di conseguenza, le promesse di vari avvocati sono difficilmente realizzabili da un punto di vista processuale.

Infatti, chi ritiene di essere vittima di mobbing deve porsi innanzitutto una domanda chiave: «come posso dimostrare le condotte vessatorie reiterate del datore di lavoro e/o dei colleghi?». Semplificando per ragioni di chiarezza espositiva possiamo individuare tre principali «vie»:

1) lettere, e-mail, sms, messaggi su WhatsApp o comunque prove che per ragioni di semplicità e chiarezza espositiva chiameremo «scritte»;
2) testimonianze di colleghi o di altri soggetti comunque a conoscenza dei fatti;
3) registrazioni di conversazioni (prova la cui ammissibilità è dubbia e che solleva, come vedremo tra un attimo, notevoli problematiche all’interno del processo del lavoro).

Dopo aver letto la precedente lista, si comprende immediatamente che provare una reiterata condotta vessatoria nei confronti di un dipendente sul luogo di lavoro non è semplice.

Infatti, un datore di lavoro o dei colleghi dotati di un minimo di intelligenza evitano di lasciare «tracce scritte» della loro condotta. Anzi spesso inviano lettere o messaggi «politicamente corretti», ma profondamente ipocriti, proprio per celare le loro reali intenzioni.

La prova testimoniale nel processo civile/del lavoro è estremamente rigida e si articola attraverso una serie di domande rivolte dal giudice ai testimoni. Dimenticatevi il processo penale americano dei telefilm in cui gli avvocati delle parti pongono le domande direttamente ai testi! Inoltre, va sempre considerato che il datore di lavoro ha «il coltello dalla parte del manico». Infatti, quanti lavoratori sarebbero disposti a testimoniare contro il proprio datore di lavoro o contro altri colleghi, specialmente oggi, epoca in cui i contratti sono sempre meno stabili? Inoltre, sarebbe ipocrita tacerlo, alle volte gli imprenditori riescono a «convincere» alcuni dipendenti a testimoniare «contro» il lavoratore. Basta occultare un fatto o cambiarne un altro che le risultanze processuali mutano completamente. Infine, amicizie, inimicizie, connivenze, meschinità, invidie e rivalità personali possono creare sottili alleanze trasversali tra colleghi, portando a deposizioni testimoniali false e reticenti. Infatti, un conto è la verità sostanziale. Un altro conto è la verità processuale.

Diritto del Lavoro, a cura dell’Avv. Gianluca Teat

Oggi, grazie alle nuove tecnologie, vanno di moda le registrazioni. Infatti, sui moderni cellulari si possono installare applicazioni che consentono di registrare le telefonate. Esistono microfoni che possono essere nascosti negli abiti e che permettono di registrare le conversazioni garantendo un audio di buona qualità. Se tali registrazioni possono essere ammesse in un processo penale come prova liberamente valutabile dal giudice, incontrano nel giudizio del lavoro una serie di pesanti limiti per quanto concerne la loro utilizzabilità e il loro inquadramento sistematico a livello probatorio è tutt’altro che certo e consolidato. Nel 2013 la Suprema Corte di Cassazione ha persino affermato che la registrazione di conversazioni con colleghi al fine di provare il mobbing lede il legame fiduciario che deve sussistere all’interno del rapporto di lavoro nonché il diritto alla privacy di questi ultimi (Cass. 26143/2013), arrivando a giustificare persino il licenziamento del dipendente che esegue tali registrazioni di nascosto.

Alla luce di tutte queste considerazioni si deve concludere che provare il mobbing (anche quando è vero da un punto di vista «sostanziale») incontra dei limiti «processuali» che devono essere conosciuti e attentamente valutati. Di questo si deve essere ben consapevoli prima di adire il giudice al fine evitare poi «brutte sorprese».

gianluca teat avv VTWIDGET

Avv. Gianluca Teat
(Potete contattarmi anche via e-mail [email protected] o sul profilo Facebook Avv. Gianluca Teat)

07/10/2015

Riproduzione vietata

Immagine: L’urlo, 1893. Olio, tempera e pastello su cartone del pittore norvegese Edvard Munch (Løten, 12 dicembre 1863 – Oslo, 23 gennaio 1944). Immagine di pubblico dominio. Ben simboleggia la disperazione esistenziale a cui può condurre il mobbing e a cui si deve rispondere non con la depressione novecentesca, ma con la virtù classica della fortezza, fortitudo o ἀνδρεία di platonica (o anche omerica) memoria.

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Avv. Gianluca Teat
Avvocato, esperto in diritto del lavoro, autore di libri. Laureato in Giurisprudenza con 110 e lode e in International Relations presso l’Università del Sussex (Regno Unito). Pubblica articoli su 'La Voce di Venezia' e cura il sito http://licenziamentodimissioni.it, è esperto autorevole su tutte le tematiche del Diritto del Lavoro.

13 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

    • Gentile Bertina,
      ogni caso ha specificità a se’ e non si può sovrapporli.
      Sono tutti casi importanti ed ognuno ha bisogno di un’attenta valutazione.
      Attraverso una pagina di giornale è possibile fornire solo indicazioni di tipo generale.

  1. Gentile Maurizio,
    difficile dare un parere fondato con così pochi elementi. Provi a essere più specifico e a indicare in dettaglio cosa è successo, quando ecc. Può scrivermi anche privatamente se lo reputa più opportuno.
    A presto,
    Avv. Gianluca Teat

  2. Gentile Avv. Ho necessità di un consiglio cercando di essere breve, sono in uno dei tanti casi di lavoro irregolare e mobbizzante in Italia. Sono in possesso di una registrazione da me effettuata durante un colloquio dove si dice e si conferma di tutto dal demansionamento alle irregolarità contrattuali. Appunto chiedevo se solo con questa *prova* io possa dimostrare mobbing/demansionamento/irregolarIta.
    Allegando anche mail/messaggi/whatz app ecc. Ma senza testimonianze di colleghi/clienti ecc.. perché vicini più al datore cHe al sottoscritto??! Attualmente sono seguito da un centro di salute mentale per motivi derivanti dai fatti su citati e quasi divorzio con mia moglie per la mia rabbia sfogata con lei.. ho bisogno di un serio consiglio il sindacatato a tratti mi sembra complice del sistema. dove Mi sono già rivolto ma senza troppe spiegazioni sono quasi finito moralmente cosa posso fareeee
    La ringrazio anticipatamente e complimenti per la sua professionalità.

  3. io penso che il mobbing sia alla base di tutti gli errori lavorativi , della scarsa produzione lavorativa e solo gente gretta e mediocre può fare questo. è molto comodo umiliare il diverso ed esercitare abusi di potere , e credo anche che la situazione attuale e le nuove normative creeranno ancora di più mobbing poiché si daranno ai datori di lavoro ancora maggiori strumenti di potere per esercitare le loro vessazioni e ricatti fisici morali economici . la cassazione dice cosa vuole , io propongo a tutti di andare con i microchip comunque è una tutela e si esagera alzate le mani senza problemi , a mio avviso oggi come oggi la giustizia bisogna farsela da soli , tanto i capi e i capetti comunque quando non si serve più sempre a casa mandano quindi bisogna veramente cominciare a farli fuori .con il jobs act vedremo ancora di più l’ aumento del mobbing , suicidi e molestie sessuali , credo che l’ unica soluzione sia diventare capi di se stessi , o se non si puo meglio morire liberi per strada che schiavi della feccia. il governo fa schifo ecco il capolavoro delle classi dominanti.registrate illegale o no bisogna tutelarsi.

  4. Gentile Paola,
    mi dispiace per la Sua situazione. Innanzitutto si faccia coraggio. La situazione non durerà per sempre. Tenti comunque di raccogliere e conservare ogni elemento che può contribuire a provare il mobbing (sms, e-mail ecc), cercando anche l’appoggio di altri colleghi. Soprattutto non ceda psicologicamente! E’ proprio quello che vogliono! Le guerre che sembrano già vinte alle volte si trasformano in sconfitte quando il nemico si scontra con chi resiste a oltranza con coraggio e onore. Dunque, coraggio! Nessun cedimento!
    Avv. Gianluca Teat

  5. Gentile avvocato, ho compreso perfettamente le sue parole e posso confermarle. Mi trovo proprio nella situazione in cui la mia capoufficio ha creato un sistema contro di me al quale l’altra collega si è adeguata instaurando un ambiente in cui sono continuamente dileggiata e umiliata mentre loro fanno salotto e ridono. Purtroppo non ho riscontri da portare ad un tribunale, però piango spesso a casa ed ho conati di vomito prima di arrivare al lavoro, ma questo non conta nulla…

  6. Gentile Ignazio,
    il mobbing non è impossibile da dimostrare. L’articolo aveva come scopo quello di evidenziare le difficoltà a livello probatorio, non quello di affermare che il mobbing non esiste. Inoltre, qualora il mobbing dovesse estrinsecarsi anche sotto forma di fatti previsti dalla legge come reato (ad esempio diffamazione, molestie ecc), non sussistono tali limiti probatori all’interno del processo penale. Dunque, non si rassegni, ma cerchi di valutare tutti i singoli episodi di mobbing e come può provare ciascuno di essi con la massima razionalità e oggettività. Scusi il ritardo nella risposta, ma ero molto occupato in questi giorni.
    Avv. Gianluca Teat

  7. AVV.TEAT la ringrazio x il suo intervento x rispondere alla s.ra VERONICA ma mi dica:
    in concreto 1 vittima di MOBBING ORIZZONTALE E VERTICALE
    (quindi fatto sia dal datore di lavoro che da colleghi che pur di prendere 50 ee. in più fotterebbero il collega senza alcuno scrupolo)
    NON PUò REGISTRARE e sopratutto NON PUò PROVARE LE VESSAZIONI(REATO)AL QUALE è SOTTOPOSTO
    (x quanto mi riguarda anche quotidianamente)
    NON POTRà MAI DIFENDERSI FINO IN FONDO!!!IO FOTOGRAFO ANCHE CIò CHE PULISCO PERCHè VENGO ACCUSATO DI NON PULIRE,MANCO 1 GG. E MI RITROVO SPOSTATO DI REPARTO, HO AVUTO ANCHE LA DIRIGENTE CHE MI HA MESSO LE MANI ADDOSSO E NON MI DIFENDE NESSUNO, SE LO Fà 1 AVVOCATO CI VOGLIONO LE TESTIMONIANZE!!
    COME FACCIO AD AVERE GIUSTIZIA SE CI SONO TUTTE QUESTE COMPONENTI??COME DEVO FARE??
    Sò CHE NON MI RISPONDERà, MA SE LO FARà IN MODO CONCRETO LE DICO GRAZIE E MI SCUSO CON LEI SIN DA ADESSO!!BUONA GIORNATA!!

  8. Avv. Gianluca Teat, la Tua competenza assieme alla capacità di esprimere con semplicità ciò che semplice non è, sono davvero delle carte vincenti!!! Il mobbing è un problema sempre più attuale….subdolo, difficile da riconoscere….. Hai scritto un articolo davvero interessante!!!! Bravo! Come sempre!

  9. Se sei tu parte della conversazione (al telefono o tra presenti), puoi farlo. Non puoi mettere però microspie, microfoni o intercettare comunicazioni di qualsiasi tipo per ascoltare e registrare conversazioni tra soggetti terzi (tu non sei presente). Commetteresti tu un illecito penale. Tale prova (la registrazione di conversazioni tra presenti) può essere introdotta nel giudizio penale come prova liberamente valutabile dal giudice (ad esempio la vittima di stalking o di minacce che registra i discorsi con il reo per avere le prove). Nel processo civile e del lavoro il valore di tale prova è più discusso. Nel processo del lavoro poi la prova della registrazione incontra ulteriori limiti legati all’esistenza del rapporto fiduciario tra lavoratore e datore di lavoro. Nell’articolo viene sviluppato soprattutto questo aspetto.
    Avv. Gianluca Teat

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