COMMENTA QUESTO FATTO
 

mia madre recensione moretti LARGE

Una volta ho incontrato Margherita Buy; era il settembre del 1993, mostra del cinema di Venezia.
A dispetto dell’immagine di sempiterna ragazza insicura, dagli enormi occhi perlacei sempre sul punto di liquefarsi in lacrime, l’attrice era vestita con un abito rosso cardinale ed emanava sensualità e sicurezza.
Rimasi turbato da quell’immagine poiché per me la Buy era la quintessenza della ragazza fragile e insicura, inconsapevole del suo fascino.
Margherita Buy è un’attrice, lo sappiamo; probabilmente, e nonostante il fatto che anche in pubblico appaia così delicata, quello che vediamo al cinema è un personaggio, costruito negli anni, in un ambito in cui il cinema italiano sceglieva la strada del minimalismo per raccontare la generazione a un millimetro dagli anni ‘70. Ricordate. “Chiedi la luna” di Piccioni, con l’alter ego della Buy, Giulio Scarpati?

Nell’ultimo film di Nanni Moretti Margherita Buy è protagonista assoluta e abbiamo conferma della perfezione raggiunta nel costruire quel personaggio.
Eccellentemente, monotonamente, alla stregua di un classico che non delude ma non stupisce, l’attrice interpreta la parte di una regista di cinema impegnato alle prese con più fronti, nel mia madre nanni moretti BOX1lavoro e nel privato.
Un film che stenta ad andare avanti, ambientato in una fabbrica dove gli operai sono in sciopero e occupazione. Una figlia in vacanza che non ne vuol sapere di studiare latino, una relazione alla frutta col giovane protagonista del suo film e soprattutto (da cui il titolo del film) una madre ammalata, all’ospedale. Un cancro che, via via che si va avanti con la storia del film, si presenta inguaribile.

Dopo “La stanza del figlio” Moretti si confronta con la morte. Sceglie di mettersi da parte (ha un ruolo minore anche se fondamentale, è il fratello della protagonista) e affida all’attrice il viaggio verso la consapevolezza, donando alle corde interpretative classiche della Buy un tocco morettiano.
Il film a Cannes immagino sarà piaciuto moltissimo alla platea francese, che vede in Moretti un grande autore. Eppure, spiace dirlo, nonostante i non rari momenti di qualità, il film non mi ha convinto. E per un motivo grave: manca il dolore.

Molti, recensendo all’epoca “La stanza del figlio” rimproverarono il regista di asetticità nel parlare di morte. Per me invece in quel film c’era una sensibilità che è assente da questa

Riproduzione Riservata.

 

Lascia un commento alla notizia che hai appena letto (nessuna registrazione necessaria)

Please enter your comment!
Please enter your name here