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Medici di base, formalizzata la richiesta di Consiglio straordinario

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Vaccini, sanzioni ai medici che sconsigliano. Tra poco nuove vaccinazioni per altre malattie

Un Consiglio straordinario per discutere, e accogliere, le proposte dei
medici di base, scongiurando così lo sciopero (sono state indetti 28 giorni
di agitazione spalmati su otto mesi) e il blocco dei servizi. La richiesta
arriva da Partito Democratico, Lista Amp, Mdp-Articolo 1, Veneto Civico e
Movimento Cinque Stelle, che hanno presentato una mozione invitando la
Giunta ad attivarsi rapidamente.

“Da troppo tempo cittadini, sindaci, associazioni dei malati e gestori
delle case di riposo attendono risposte. Il Piano sociosanitario 2012-2016
infatti – spiegano la vicecapogruppo del Partito Democratico Orietta
Salemi insieme ai consiglieri Bruno Pigozzo, Alessandra Moretti e Claudio
Sinigaglia – è rimasto finora lettera morta. Con questa mozione vogliamo
sollecitare l’intervento della Giunta in modo da evitare la paralisi”.

“I problemi sono noti, ma non hanno trovato ascolto. Entro il 2016 era
prevista l’attivazione di nuovi ospedali di comunità, Unità riabilitative
territoriali (Urt) e hospices, ma siamo in fase di assoluto stallo. Dei
1263 posti letto previsti non c’è ancora traccia, mentre ne sono già stati
tagliati 1219 negli ospedali. Con la delibera 433 dello scorso 6 aprile la
Giunta ha fatto una retromarcia stravolgendo quanto previsto dal Pssr,
riportando i posti letto dentro gli ospedali, senza prevederne le
dotazioni, mettendo così in grave difficoltà i Centri Servizi che si erano
già dotati di strutture ed erano pronti ad operare. Anche sulle Medicine di
gruppo integrato siamo indietro: dal 2015 ne sono partite 55 su 87, che
coprono appena il 12% della popolazione veneta”.

E pure per le famiglie con malati terminali o anziani bisognosi di
assistenza e disabili la situazione è critica: “Le case di riposo devono
sostenere le cure con dotazioni inadeguate, considerato che dal 2009 c’è il
blocco dell’aumento del numero delle impegnative e del loro valore.
L’alternativa quindi per le famiglie è ricorrere alle strutture non
convenzionate, pagando fino a 3000 euro al mese – proseguono gli esponenti
del Partito Democratico – Nel frattempo le abitazioni private sono
diventate il più grande ospedale del Veneto per per anziani fragili e
malati, si calcola circa 40mila posti letto, con l’assistenza che grava
quasi totalmente sulle famiglie. I nuclei di cure palliative sono ancora
inadeguati, i servizi infermieristici limitati a poche ore al giorno e
anche qua il carico di lavoro, specialmente nelle ore notturne e nei giorni
festivi, è tutto sulle spalle dei parenti”.

“Come si vede – concludono i consiglieri dem– le ragioni dei medici, pronti
al blocco telematico delle prescrizioni dematerializzate ma anche alla
chiusura degli ambulatori, non sono certo rivendicazioni corporative La
Regione li ascolti e dia risposte adeguate, nell’interesse di tutti i
cittadini veneti”.

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A cura della Redazione di www.lavocedivenezia.it

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