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Matteo Renzi: io vado avanti. Ma il fronte contro Boschi si rinforza

Dietro il palco della Leopolda ci si scalda come per una finalissima. «Se qualcuno pensa di fermarmi così, si sbaglia di grosso: io vado avanti, rilancio e ci metto la faccia.
La squadra è carica e quando il leader sale sul palco la strategia è stata già definita. Anche la risposta a Saviano, che secondo l’entourage renziano, ha «la frustrazione del rottamato».
Matteo Renzi non lo nomina mai, ma è chiaro a chi si rivolge e chi difende quando afferma: «Noi non abbiamo fatto nessun favoritismo, e chi lo dice insulta persone perbene, che non meritano di essere messe alla berlina».
Quindi, il colpo a sorpresa: Renzi affronta la vicenda del padre. «Quindici mesi fa il mio babbo è stato indagato e gli è crollato il mondo addosso. La procura ha chiesto l’archiviazione del suo caso, ma lui passerà il suo secondo Natale da indagato. Io gli ho detto “zitto e aspetta”. Ma lui mi dice che dovremmo passare al contrattacco, io, però, non dirò mezza parola, perché ho fiducia nella giustizia.

Matteo Renzi al minuto cinquantadue del discorso di chiusura legge il passaggio più difficile e si accalora: “Chi ha sbagliato pagherà, non ci sono mai stati intoccabili. Ma chi pensa di strumentalizzare i morti, personalmente mi fa schifo”.
E’ la risposta alle polemiche sul salvataggio di quattro banche da parte del governo. E’ la difesa di una “persona perbene” come Maria Elena Boschi da quello che Pier Carlo Padoan definisce uno “sciacallaggio”.
Ma la ‘controffensiva’ del premier e del ministro dell’Economia per ora non basta, non allontana la bufera. Perché M5S, Lega e Forza Italia incalzano e all’unisono annunciano: contro Boschi presenteremo una mozione di sfiducia.

Dopo averne oscurato per due giorni i lavori, il ‘caso banche’ irrompe alla Leopolda. Se ne fa carico Padoan, prima parlandone dal palco della kermesse renziana, poi incontrando nel retropalco una delegazione degli obbligazionisti che protestano contro il governo. Le polemiche per il salvataggio delle quattro banche, scandisce il ministro, sono “pretestuose, perché il decreto ha salvato un milione di depositanti, 12 miliardi di depositi, 200mila imprese con crediti, 6000 lavoratori delle banche”.
E’ chiaro, aggiunge, che per i risparmiatori truffati ci sono le “responsabilità diffuse di chi ha gestito i rapporti con i clienti magari non fornendo ogni informazione: valuteremo caso per caso – assicura il ministro – e prenderemo provvedimenti per evitare che queste cose possano di nuovo succedere”.

Sul sistema bancario, però, Padoan è categorico: “E’ sano e solido, la spina dorsale dell’economia. A maggior ragione dopo le misure del governo” con la riforma delle popolari, che sarà seguita da quella sul credito cooperativo (è attesa dopo Natale ma potrebbe essere accelerata). “Non è detto che non ci siano altre questioni da affrontare, ma il nostro sistema è più forte di quello tedesco”, assicura Renzi, con replica indiretta a Silvio Berlusconi che evoca una “spirale alla Lehman Brothers”.

Ma mentre Padoan parla dalla Leopolda, Alessandro Di Battista in tv annuncia: “Il M5S presenterà una mozione di sfiducia contro il ministro Boschi”.
L’accusa è quella avanzata anche da Roberto Saviano: “Conflitto d’interessi” per il ruolo di
vicepresidente che suo padre Pier Luigi Boschi aveva in Banca Etruria e per le azioni che lei stessa deteneva.

Con il passare delle ore è sempre più ‘l’affaire Boschi’ il fronte caldo.
Qualche parlamentare renziano confessa il timore che la crisi possa acuirsi, anche in relazione alle indagini in corso su Banca Etruria. Ma intanto le opposizioni provano ad affondare il colpo.
“La mozione scriviamola insieme”, dice Matteo Salvini ai grillini. E Renato Brunetta mette in campo anche Forza Italia.

Mario Nascimbeni
14/12/2015

 
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