Martellago, chiusi due bar e una sala giochi dai carabinieri

ultimo aggiornamento: 07/03/2015 ore 21:57

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carabinieri chiusi bar martellago LARGE

Sabato 07 Marzo i Carabinieri della Compagnia di Mestre hanno dato attuazione a tre provvedimenti ex. Art. 100 del T.U.L.P.S. emessi dalla Questura di Venezia, procedendo alla chiusura di tre noti locali di Martellago ove è stata accertata un’assidua e continuativa attività di spaccio di stupefacenti ad opera di alcuni avventori.

Gli esercizi pubblici interessati sono il Bar “Lilli” di via Donatori di sangue e il bar “Al Papa” di via Pepe a Olmo e la sala giochi “Asso” di via Giotto a Maerne che rimarranno sostanzialmente chiusi per una durata di dieci giorni.


A tale risultato si è giunti attraverso un attento monitoraggio delle frequentazioni dei suddetti locali, durati alcuni mesi e traggono origine da alcune segnalazioni che puntavano l’indice contro i tre frequentatissimi esercizi nelle due frazioni di Martellago: Maerne e Olmo; diversi cittadini avevano in particolare segnalato che all’interno di una sala “slot” di Maerne e di due bar di Olmo, vi fossero da tempo movimenti molto sospetti, con la presenza di noti tossicodipendenti.

Chiaramente, le segnalazioni sono solo il punto di partenza per gli investigatori, che hanno la necessità di riscontri oggettivi e prolungati nel tempo per fugare i sospetti di attività illecite in corso all’interno dei locali. Scatta quindi un piano di controlli coordinati per fasce orarie e giornalieri, in collaborazione tra il Nucleo Operativo della Compagnia e la locale Stazione.

L’operazione procede, a fasi alterne, dal marzo 2014 per la durata di circa un anno e sono decine i controlli registrati puntualmente dalle pattuglie in transito – a volte in rapida successione sullo stesso obiettivo, altre con diversi intervalli, proprio al fine di ottenere una fotografie della clientela quanto più possibile aderente alla realtà. Nella rete dei controlli cadono così pregiudicati, tossicodipendenti ed altri soggetti di interesse investigativo.


L’assiduo lavoro viene catalizzato quindi in una corposa informativa alla Questura di Venezia, alla quale viene segnalato compiutamente che gli esercizi pubblici sono meta assidua e incontrovertibile di raggruppamenti criminali, che da una parte si sospetta utilizzino la relativa privacy dei locali per smerciare lo stupefacente, dall’altra meta di sbandati e tossici che si fanno notare per la percezione di degrado che recano al loro seguito.

L’autorità amministrativa accoglie in pieno le risultanze del lavoro dei Carabinieri ed emette un ordinanza di sospensione dell’attività commerciale, in base alle disposizioni del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, con la pesante accusa di essere luoghi di ritrovo per la criminalità comune.

Redazione

07/03/2015

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