Convertirsi alla guerra, i retroscena del primo conflitto mondiale svelati da Isnenghi

ultimo aggiornamento: 24/05/2015 ore 17:39

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1915-2015, settant’anni sono passati dall’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale, ma cosa sappiamo veramente del prima e del mentre? Chi sono stati gli artefici dell’entrata? Ce lo spiega il professore emerito dell’Università Ca’ Foscari, Mario Isnenghi, nel saggio Convertirsi alla guerra, edito da Donzelli Editore (pp.288, 20 €).
Tra il giugno 1914 e il maggio 1915, mese di entrata nel primo conflitto bellico mondiale, il nostro Paese cambiò idea e si schierò contro l’Austria e la Germania, si passò in breve tempo dal socialismo al nazionalismo e vi fu una vera e propria rivoluzione militare, culturale ed ideale. Tra chi era d’accordo con l’entrata in guerra, gli interventisti (il popolo di sinistra) e chi non, come il governo di destra guidato da Giolitti (appoggiato dai cattolici e dai socialisti).
È così, con un saggio che si rifà a numerosi testi storici (biografie, lettere personali ecc) che il presidente dell’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea, Mario Isnenghi, fa luce su quanto accaduto prima della guerra, raccontando come sono andate veramente le cose.

Più di tutto, colpisce la scelta dell’autore di voler dar voce ai protagonisti dell’epoca. Attraverso citazioni e testimonianze personali, è infatti possibile accostarsi ai pensieri di interventisti, neutralisti e contrari al conflitto, come il generale Luigi Cadorna, Benito Mussolini, Benedetto Croce, Giacomo Matteotti, solamente per citarne alcuni.
Non solo uomini però, l’attenzione di Isnenghi va anche ad alcune figure femminili come Maria Rygier ed Ernesta Bittanti, moglie di Cesare Battisti. La prima, femminista al principio, poi fautrice del “la donna deve stare al focolare”, Ernesta invece, madre di tre figli, ma sostenitrice ideologica del marito.
Due sono poi le figure prese in considerazione maggiormente dall’autore, oltre a quella del comandante militare: il sacerdote e il giornalista. Il primo aveva il compito di incitare e non far perdere le speranze ai soldati in linea trincerata, il secondo ascoltando le loro storie di vita, componeva i cosiddetti “giornali di trincea”.
Poco spazio al post guerra, ma grazie alle testimonianze dei suoi protagonisti e alle riflessioni, certo non sempre facili da comprendere, soprattutto per l’uso di un linguaggio aulico, ma pur sempre utili per far luce e vedere il primo conflitto mondiale dall’interno, senza ciò che spesso ci viene nascosto e che non si trova sui libri di scuola.

Alice Bianco


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