Maria Turricelli e Natalina Biasizzo, due vite valorose, necessarie alla Storia e a tutti noi.

Dovevamo celebrarti, offrirti dei fiori, cara Maria, amica partigiana e maestra di vita, goderci il tuo sguardo affettuoso e commosso. Era il 31 gennaio e tutto era stato preparato all’Antica Scuola dei Battuti di Mestre, che con te avrebbe onorato l’altra presenza di Donna partigiana, quella di Nina, residente da un anno al vicino padiglione Turazza, grazie anche alla collaborazione della poetessa Giorgia Pollastri, che dopo averla affettuosamente intervistata, ci ha donato le parole di quel prezioso dialogo.

Tu però, cara Maria, te ne sei andata da questa vita il giorno prima e noi, che eravamo venuti per abbracciarti abbiamo stretto al cuore quei fiori che erano tuoi, da tenere tra le mani appoggiate alle ginocchia. C’era la presidente dei Battuti, Laura Besio, per l’Anpi, significative le presenze di Rosanna Zanetti, Mario Torcinovich, Giorgia Pollastri e Lorenza Gosen, poi l’Associazione Voci di carta, rappresentanti dell’Università del Tempo Libero, volontari, amici stretti agli operatori del Servizio Animazione che costantemente attivano le loro competenze e il loro cuore per donare agli ospiti momenti sereni, positivi, legati alla lettura, alla musica, al teatro, alla ricorrenza delle festività.

L’Associazione Nazionale Partigiani, ti ha ricordata così accompagnandoti al cimitero di Marghera con la bandiera a lutto “Partigiana da sempre iscritta alla nostra associazione. Poco più che quindicenne Maria viene fermata dai nazifascisti mentre, in bicicletta, porta da mangiare ad un gruppo di partigiani. Dopo un breve interrogatorio (mi hanno fatto un sacco di domande ma io zitta e ancora zitta, non ho detto niente….) viene trasferita alla stazione di Mestre e caricata su un treno con destinazione Auschwitz. Un tremendo, lungo viaggio dentro ad un vagone stipato di gente, stretta nel suo cappottino ed angosciata per i suoi genitori all’oscuro di tutto”.

“All’arrivo al campo, ad attenderla luride baracche di legno e lunghi giorni d’inferno, tra fatiche, fame, morte fino al 27 gennaio 1945 quando le truppe dell’armata rossa sfondano i cancelli del campo e liberano tutti prigionieri”.

“Inizia così il suo lungo viaggio di ritorno, cinque mesi di viaggio poi i campi di raccolta a Bolzano e Pescantina, finalmente Padova e poi il bus verso la riviera del Brenta, verso casa. Fattelo dare in Germania il biglietto, risponde al bigliettaio che glielo chiede sull’autobus. E poi finalmente l’arrivo, timorosa bussa alla porta di casa: mi apre mia mamma che appena mi vede si sente male e casca par tera. . . ”
“Ciao Maria, che la terra ti sia lieve e grazie di tutto.”.

Lo sai Maria, all’appuntamento di giovedì a venire, io e Anna De Sabbata aggrappate al gruppo che amiamo, ti avremmo detto: “ Abbiamo conosciuto una tua compagna Partigiana, si chiama Natalina Biasizzo, per i suoi cari, Nina, in carrozzella come te, novantasette anni e una gioventù spesa nella fierezza di essere e vivere da partigiana. Ha partorito suo figlio Carlo sotto le bombe, ha visto morire ammazzati dalla ferocia nazista il marito e il fratello e subito tutte le violenze indicibili. Eppure, sai, Maria, i suoi occhi sono chiari, azzurri e luminosi, con lo sguardo di chi sa di non aver patito invano, perché grande è ancora nel suo cuore, come nel tuo, anche se non ci sei più tra noi (ma ci sei, ci sei. . .), la forza della giustizia, la nobiltà della Resistenza.

Andreina Corso

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