Manovra nel caos. Quota 100, Cuneo fiscale, Tassa sulla fortuna, rincari sul fumo, Plastic tax, ecc

ultimo aggiornamento: 15/10/2019 ore 18:24

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Manovra nel caos. Quota 100, Cuneo fiscale, Tassa sulla fortuna, rincari sul fumo, Plastic tax, ecc

Manovra nel caos, scontro tra M5s e Pd sul taglio del cuneo fiscale che sembra non si potrà attuare se non si mette mano a quota 100.

Scontro durissimo tra Pd e M5s ieri, con Iv pronta a metterci il carico, fa tornare in bilico la “quasi intesa” sulla legge di bilancio raggiunta domenica notte in un lungo vertice. Ad alimentare tensioni ci sono il taglio del cuneo fiscale ai lavoratori e l’ipotesi di rimettere mano a quota 100.


Carcere agli evasori e “micro tasse” gli altri nodi.

Il ministro Roberto Gualtieri ha aumentato fino a 3 miliardi le risorse per alleggerire le buste paga. Ma il risultato è poca roba, secondo Luigi Di Maio (Renzi concorda).

M5s che chiede invece di cambiare la misura: tagliare le tasse anche alle imprese per inserire il salario minimo in manovra. Dal Pd Dario Franceschini risponde di no.


Il Consiglio dei ministri slitta di 24 ore, viene convocato e poi sconvocato un vertice. Quando alle due di domenica notte ministri e sottosegretari lasciano Palazzo Chigi sembra quasi fatta: tre miliardi di taglio del cuneo fiscale, lo stop ai superticket da luglio del 2020 e un fondo per la famiglia da due miliardi (500 milioni di nuove risorse) sembrano i pezzi forti di una manovra che impiega la gran parte dei fondi per bloccare l’aumento dell’Iva.

I renziani raccontano che l’ipotesi di rimodulazione di alcune aliquote sarebbe stata fino a domenica pomeriggio sul tavolo del ministero dell’Economia. Ma il premier, da Avellino, spiega: “Abbiamo trovato le risorse perché l’Iva non sia rimodulata e che ci permetteranno di dare un segno della direzione di marcia”.

Quota 100 resta però tra le risorse considerate almeno con uno slittamento delle finestre per andare in pensione: Renzi dice che per lui la misura andrebbe interamente abolita, il Pd è per un rinvio delle uscite con le ‘finestre’, il M5s alza un muro.

La Manovra può contare, sostengono da Italia viva, sulla cancellazione degli 80 euro, con la trasformazione in una detrazione: Luigi Marattin dice no a nome dell’ex premier. Ancora: i renziani accusano gli alleati di volere inserire la sugar tax e una tassa sui diesel, i 5s invece denunciano un blitz per tassare le Sim card dei telefonini.

Passano le ore, cresce il caos. L’insofferenza pentastellata inizia a filtrare mentre Gualtieri riceve i segretari di Cgil, Cisl e Uil al ministero dell’Economia: illustra il piano da 6 miliardi di taglio alle tasse sul lavoro dal 2021 (3 miliardi nel 2020) e apre a uno sblocco, seppur minimo, dell’indicizzazione delle pensioni (rivalutazione piena da 1500 a 2000 euro). Ma al M5s non va giù che in legge di bilancio manchi il salario minimo da 9 euro. “Vogliono fare una marchetta alla Cgil – dice una fonte pentastellata – e dare 40 euro in più per poi tassare le imprese di tre miliardi. Ma devono ricordare che i numeri in Parlamento sono i nostri”.

Da Italia viva si ascolta lo stesso refrain: “C’è un’impostazione ‘comunista’ per cui fai tutte micro misure ma avremmo dovuto mettere 3 miliardi tutti sulla famiglia”. Franceschini riunisce i ministri Dem: “Per noi è irrinunciabile l’aumento degli stipendi grazie alla riduzione delle tasse”.

Il carcere agli evasori è l’altro terreno di scontro. Di Maio lo dice da Lussemburgo: vuole che nel decreto fiscale ci sia un inasprimento delle pene per gli evasori e anche la confisca dei beni sul modello di quelli mafiosi. Ma i dubbi sono numerosi negli altri partiti di maggioranza: per ora il M5s respinge la mediazione di Zingaretti che mirava ad affrontare la questione evasori in un ddl collegato.

Si combatte norma su norma. I renziani si oppongono a un obbligo di doppio conto corrente per le partite Iva nel dl fiscale. Il M5s dice no a un intervento retroattivo sulle detrazioni, ma dal Pd ribattono che ogni misura sarà per il futuro. Sembra mettere d’accordo tutti l’istituzione di un fondo per la famiglia, viatico all’assegno unico per i figli. Ma su come realizzare poi l’assegno già si litiga e ci si contende la paternità della misura. La discussione prosegue.

Stop alle detrazioni per i più ricchi, tassa sulla fortuna, rincari sul fumo e una plastic tax, un nuovo balzello sugli imballaggi e contenitori di plastica inquinanti per spingere abitudini green.

La prima manovra giallorossa, a quanto pare, bloccherà gli aumenti dell’Iva ma al loro posto, per far quadrare i conti, spuntano una miriade di mini-tasse, alcune onnipresenti a ogni sessione di bilancio, come quelle su tabacchi e giochi, altre che rispondono alla nuova anima ecologista verso cui si vuole spingere il Paese.

Con una sorpresa annunciata a tarda sera dal ministero dell’Economia per far quadrare i conti: arriva un maxi slittamento, dal 16 novembre al 16 marzo, della rata per il pagamento delle imposte sulla dichiarazioni delle partite Iva, che sposta 3 miliardi utilissimi ai fini dei conti pubblici del 2020.

Tra le ipotesi è circolata anche quella di un aumento delle accise sul diesel, che ha trovato, al momento, il muro di Italia Viva. E una sulle sim aziendali che invece, incontra la netta contrarietà M5s.

Ma per i cittadini, che rischiano di pagare di più le sigarette o il pieno dell’automobile, o di vedersi ridotte le vincite su lotterie e scommesse, si prepara una piccola rivoluzione: anche la ricevuta del parrucchiere o dell’idraulico, o il conto del ristorante, si potranno scontare dalle tasse, se si opterà per il pagamento con carte e bancomat.

Archiviata l’ipotesi di cashback su tutti gli acquisti con moneta elettronica, tramontato insieme all’idea di una rimodulazione dell’Iva, si fa strada infatti una nuova detrazione (al 10% o al 19%) su una serie di nuove spese, in aree “più a rischio evasione”, di cui beneficerà solo chi fa pagamenti tracciabili.

Anche le altre detrazioni, quelle già in vigore, dalla scuola o lo sport per i figli, alle spese mediche a quelle per i funerali, potrebbero essere legate alla tracciabilità della spesa, sulla falsariga di quanto già accade con i vari bonus per le ristrutturazioni edilizie.

Ecobonus, bonus sui lavori e anche sulla risistemazione del verde dovrebbero essere prorogati di due anni, così come si dovrebbe allungare la scadenza (ora prevista al 2021) per il bonus rinforzato per gli interventi antisismici.

Nel 2020 si dovrebbe avviare anche una prima revisione delle tax expenditures, legando al reddito gli sconti: le detrazioni dovrebbero iniziare a ridursi per i redditi oltre i 100-120mila euro per azzerarsi per i ‘super-ricchi’. Un intervento di “equità” fiscale che riguarderebbe solamente “l’1% dei contribuenti” che ricadono nelle fasce più alte di reddito. E che avrebbe i suoi effetti sui conti pubblici solo a partire dalle dichiarazioni 2021 sui redditi 2020.

Alcuni interventi rischiano di sollevare proteste: il comparto del gioco, ad esempio, è già in allarme, così come Assobibe per la paventata sugar tax, che al momento però non sarebbe entrata nel menù. Meno osteggiata potrebbe essere invece la plastic tax, un prelievo che potrebbe essere anche superiore agli 0,2 euro per kg ipotizzati inizialmente, e che si abbina al agli incentivi per i prodotti sfusi già previsti dal decreto Clima con l’obiettivo di promuovere abitudini più eco-sostenibili.

Il puzzle delle coperture, comunque, si definisce solo a tarda sera quando il ministero dell’economia annuncia che nel decreto fiscale è prevista una maxi proroga di pagamenti per le partite Iva, quelle sottoposte ai nuovi Isa (che hanno sostituto gli studi di settore) e quelle con pagamento forfettario. Vale 3 miliardi e aiuta a pagare le ultime poste previste.

Per ora, si contano un aumento da circa 300 milioni della dote per il taglio del cuneo fiscale (che passerebbe da 2,7 a 3 miliardi), i fondi per eliminare il superticket (circa 500 milioni) e i circa 900 milioni aggiuntivi (da dividere nel biennio 2020-21) per il rinnovo del contratto del pubblico impiego.

Sul fronte fiscale il decreto che accompagna la manovra indica un recupero di evasione da circa 3,3 miliardi tra stretta sulle compensazioni fiscali e lotta alle frodi Iva sui carburanti, cui si aggiungerà 1 miliardo dalle compensazioni Inps (anche se nei calcoli del presidente Pasquale Tridico da questa voce si potrebbero ricavare fino a 5 miliardi).

Ci sono poi i 600 milioni della web tax, che dovrebbe scattare dal 1 gennaio, i 5-600 milioni di aumenti su giochi e sigarette, e un extragettito Iva non calcolato nelle stime della nota di Aggiornamento al Def che, secondo la maggioranza, dovrebbe consentire di raggiungere lo 0,4%, cioè circa 7,2 miliardi, di entrate aggiuntive e lotta all’evasione.

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