Love & Mercy, le due vite di un genio del pop
Il biopic è un’ossessione del cinema. Il potere di cui crede di essere investito (l’immagine in movimento di esseri umani) lo illude di poter resuscitare con oggettività la vita di qualcuno che per certi versi è già un simulacro. Orson Welles ben sapeva che il sogno del biopic al cinema era destinato al fallimento. “No trespassing”: la regola aurea segnata sul cartello d’ingresso del castello di Xanadu del magnate Kane in “Quarto Potere”.

Ma il cinema mainstream sembra non conoscere questa regola e somministra in pasto, se non in pillole, allo spettatore ideale una impossibile replica delle vite eccezionali. “Love & Mercy”, del 2014 ma uscito solo ora in Italia, non sfugge a questa illusione ma ha il merito di auto-contraddirsi all’interno di se stesso con una soluzione temporale sincrona efficacemente poetica di due momenti fondamentali della vita di una delle personalità cardine della musica pop: Brian Wilson.

Per chi non lo conoscesse, Wilson era la mente dei Beach Boys, il leggendario complesso che inventò la musica surf e praticamente il sogno della California. Wilson in verità era già da ragazzino una personalità ricca e ipersensibile a cui il sogno di sole, spiagge e ragazze andava stretto.

The Moviegoer, appunti di uno spettatore cinematografico. Di Giovanni Natoli.

“Love&Mercy” si concentra sul momento di massima creatività del musicista, descrivendo minuziosamente e in maniera pertinente la nascita dello storico “Pet Sounds”, uno dei grandi album della musica leggera, dove la sperimentazione era desiderio di crescita artistica. A questa fase, corrispondente al 1966, si intreccia la storia del Wilson degli anni 80. Un uomo appena appena riemerso da quella che si potrebbe definire la “prima morte”, i cui strascichi della depressione, una diagnosi di schizofrenia errata e un medico tirannico, Eugene Landy, che ne vuole sfruttare il talento, ne limitano la libertà esistenziale. Fino all’incontro con una impiegata di un negozio di Cadillac, Melinda Ledbetter, che lo aiuterà a recidere i vincoli psicologici con lo psichiatra (e la figura paterna incombente) e gli ridarà nuova vita e la forza di concludere il disco “perfetto”. Cioè “Smile!”.

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Il regista Bill Pohlard sembra volerci restituire un resoconto (basato sulle memorie dello stesso artista) molto fedele ai fatti raccontati da Wilson ma allo stesso tempo si ingegna apprezzabilmente ad aprire delle porte emotive nel cuore della storia che lo salvano dalle secche della mitologia più arida. In fondo Brian Wilson meritava un biopic appassionato, data la commovente fragilità della sua persona.

Storicamente accuratissimo, sia nel sottolineare, anche con riferimenti suggeriti dai dialoghi, quella che fu la vicenda creativa di “Pet Sounds” soffermandosi sulle (per il pop) ardite soluzioni musicali; abile nelLove & Mercy, le due vite di un genio del pop narrare il contesto storico con rapide pennellate e cromatismi storicizzati, sia per gli anni 60 che per gli 80 (questi sono ancora più interessanti perché puntualizzati anche solo grazie al tipo di colorito della pelle degli attori, vedere per credere).

Egregiamente interpretato dal cast. Paul Dano è un Brian Wilson come ce lo si immagina e dà un’interpretazione perfetta. John Cusack, sebbene non somigliante al Wilson maturo, sa essere credibile incarnazione dell’artista post depressione. Così come Elizabeth Banks rende bene il ritratto donna risoluta ma anche smarrita nel turbine della quotidianità di Wilson (che era davvero così eccentrico); e sempre eccellente, parrucchino a parte, Paul Giammatti nelle luciferine vesti dello psichiatra.

Non posso addentrarmi nelle paludi delle mille controversie e risvolti riguardanti la vicenda di Wilson, dei Beach Boys e dello psichiara Landy contro Melinda Leadbetter, né ho nemmeno voglia di sancire i torti e le ragioni, le verità e le menzogne. Non sarei un fedele seguace della massima “No trespassing”. Nè voglio dire che “Love&Mercy” sia un capolavoro. Anche questo film, come tutti i biopic, e questa ossessione di mettere in scena “La vita di”, mi fa vedere questo genere di pellicole coi guanti. Ma dalla sua, “Love & Mercy” ha la capacità di essere anche semplicemente…un film!

LOVE & MERCY
(2014)
regia Bill Pohlad
con: Paul Dano, John Cusack, Elizabeth Banks, Paul Giammatti

giovanni natoli cinema film

Giovanni Natoli

10/04/2016

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