Lockdown, negazionisti e movida: la situazione con 4.458 contagi al giorno

ultimo aggiornamento: 09/10/2020 ore 10:29

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Coronavirus, rientri dall'estero in Veneto: come fare da oggi

Lockdown, negazionisti e movida: il primo escluso ancora dal premier Conte ma alcuni governatori lo hanno attivato a livello locale, i secondi che si dicono pronti alla disobbedienza contro l’obbligo di mascherine, per finire con una pesante limitazione in arrivo per feste ed eventi.

D’altra parte la situazione parla di 4.458 contagi al giorno e si tratta del secondo picco in due giorni. E’ un’onda di contagi che continua a lasciare il segno in una scalata che ha i ritmi della fase di emergenza di sei mesi fa.


Dopo il balzo del giorno precedente, con la curva già salita di un migliaio di casi ulteriori rispetto al trend giornaliero, l’ultimo bollettino alza ulteriormente l’asticella: in 24 ore i nuovi positivi al Covid sono stati 4.458 e numeri simili non si vedevano dallo scorso 3 aprile.

Non è lo stesso, fortunatamente, per i decessi: sono 22 i morti, a fronte delle centinaia di vittime registrate in primavera ogni giorno.

Ma con il virus che continua a fare malati – ora tanti anche al Centro e al Sud – in alcuni territori scattano i primi mini-lockdown


come a Latina, con un’ordinanza ad hoc della Regione Lazio. Non basta.

E in tutto il Paese scatta l’allarme degli esperti sui pericoli dettati dai grandi eventi di massa, che esporranno al rischio di maxi-assembramenti di persone: la richiesta del Comitato Tecnico Scientifico è di rimodulare i protocolli su alcune manifestazioni già previste: prime fra tutte, per ordine di tempo, il corteo dei negazionisti sabato prossimo a Roma e domenica la marcia della Pace ad Assisi.

Cifre ai massimi degli ultimi mesi, ma anche record di tamponi: sono stati 128.098 quelli registrati nel bollettino quotidiano, quasi tremila in più rispetto ai numeri precedenti quando erano stati 125.314.

Il numero complessivo dei contagiati, comprese vittime e guariti, sale così a 338.398.

I dati però non cambiano la linea del governo, che in queste ore resta ferma sulle disposizioni previste dal Dpcm appena annunciato e lascia alle Regioni la libertà di disporre altre strette: l’obiettivo è scongiurare il blocco delle attività produttive nel Paese e la vera linea di confronto è soprattutto la situazione delle terapie intensive.

Seppure in crescita, i dati su questo aspetto al momento


non preoccupano. Delle 65.952 persone attualmente positive in Italia, 358 sono quelle nei reparti di rianimazione (+21 rispetto a ieri), 3.925 ricoverati con sintomi (+143) e 61.669 in isolamento domiciliare (+3.212).

I dimessi e i guariti sono complessivamente 236.363 con un incremento di 1.060.

Il trend è confermato dalla fondazione Gimbe, che analizza negli ultimi sette giorni la crescita del rapporto tra positivi e casi testati (4% contro 3,1% della settimana precedente).

La Sicilia con l’11,5% è la regione italiana con la maggiore percentuale dei casi di coronavirus ospedalizzati, una cifre nettamente superiore alla media nazionale del 6,6%, seguono la Liguria (10,4%) Lazio (9,9%), Puglia (8,9%), Piemonte (8,6%), Abruzzo (8,2%), Basilicata (7,9%).

A commentare la sua “cattiva notizia per l’Italia” è anche il commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri: “il virus prima era concentrato in un pezzo del Paese, oggi ha una geografia molto più diffusa. Purtroppo si è allargato a zone d’Italia meno preparate ad affrontarlo, questa è la vera sfida di queste settimane”.

Il boom ancora una volta si registra in Campania (+757), seguita da Lombardia (+683) e Veneto (+491). Proprio per questo


il governatore De Luca – dopo un vertice con il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il Commissario Arcuri – ha chiesto alla Protezione Civile la messa a disposizione nei tempi più rapidi possibili di personale medico e infermieristico volontario, già utilizzato da Governo nell’emergenza dei mesi scorsi.

Nel Lazio, invece, Zingaretti ha firmato un’ordinanza per un ‘mini lockdown’ nella provincia di Latina per 14 giorni, che prevede il contingentamento a 20 persone per le feste e cerimonie religiose, il numero massimo di 4 ospiti a tavolo per ristoranti e locali e la chiusura alle ore 24 per pub bar e ristoranti.

Scattati anche il divieto di assembramento davanti scuole, luoghi e uffici pubblici e lo stop delle visite ai pazienti ricoverati in strutture sanitarie o sociosanitarie.
Previsto anche il contingentamento per chi frequenta palestre e scuole da ballo.

A Trento il Comune il Comune ha disposto fino al 31 gennaio prossimo, lo stop alle bevande alcoliche all’esterno dei locali nelle zone della movida tra le 22 e le 6 del mattino.

Nuovi numeri su alcune realtà del Paese arrivano anche dai dati dell’Amministrazione Penitenziaria: in Italia su circa 54mila persone detenute ci sono 61 agenti nelle carceri positivi al virus e 35 detenuti.

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