Lite tra ex dipendente e gestore trattoria con tentato suicidio finale

ultimo aggiornamento: 17/02/2015 ore 16:40

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Lite tra ex dipendente e gestore trattoria

Durante il pomeriggio di ieri la Sala Operativa della Questura di Venezia ha inviato l’equipaggio della Volante Lagunare a Venezia, nel Sestiere di Castello al civico 3803, presso una nota trattoria in quanto vi era una lite in corso tra il titolare e un ex dipendente.

Giunti sul posto, gli operatori trovavano all’interno della trattoria il titolare che aveva richiesto l’intervento che spiegava come che nei giorni scorsi aveva assunto, con contratto di prova, una persona, un veneziano del 1969, il quale si era rivelato non idoneo al lavoro richiesto e quindi era stata licenziato dopo tre giorni come previsto dal contratto.


L’uomo, visibilmente alterato, si era quindi recato nuovamente presso il locale ed aveva cominciato ad inveire contro il titolare e contro la madre di lui, pretendendo il pagamento delle tre giornate di lavoro e la restituzione di un cavatappi.

Il titolare del locale riferiva ai poliziotti di aver spiegato all’uomo che nei prossimi giorni avrebbe provveduto a dargli quanto dovuto, necessitando di specifici conteggi da parte dell’associazione di categoria. In merito al cavatappi, invece, riferiva di non sapere di cosa parlasse ma che, se avesse voluto, gliene avrebbe regalato uno.

L’uomo però non contento delle risposte ricevute cominciava a rivolgere insulti e minacce contro il ristoratore e la madre che si trovava all’interno del locale.


Il ristoratore riferiva che poco prima dell’arrivo della volante era intervenuto personale della Guardia di Finanza e che si trovava con l’uomo nel vicino campo Bandiera e Moro.

Individuati i militari e l’uomo, gli operatori di polizia si avvicinavano e constatavano che lo stesso era molto agitato.
L’equipaggio di volante, quindi, chiedeva all’uomo spiegazioni circa il suo atteggiamento ma questi si mostrava da subito insofferente, continuando a ripetere di lasciarlo andare e che avrebbe provveduto a sistemare da solo i suoi problemi con il ristoratore, esprimendo minacce e insulti nei confronti dello stesso e della madre.

Gli agenti provavano a riportare alla calma l’ex dipendente e lo accompagnavano nella vicina calle Terazzera, lontano dal flusso di persone presente in Campo Bandiera e Moro.

Qui, nonostante l’invito di risolvere i problemi con il titolare in maniera civile l’uomo, in visibile stato di ubriachezza, manteneva un atteggiamento ostile nei confronti di tutti gli operatori, alterando momenti di rabbia ed ira, a momenti di pianto e di sconforto, nei quali riferiva di essere disperato e di avere una figlia da mantenere.

In un momento di apparente lucidità chiedeva di poter conferire con il ristoratore il quale, ben disposto, raggiungeva i poliziotti lungo la calle.

Lì chiedeva nuovamente il pagamento della somma a lui spettante e il ristoratore ribadiva che probabilmente sarebbero arrivati i conteggi e di ritornare da lui nella giornata di lunedì mattina. Dopo un primo momento di calma però l’uomo cominciava nuovamente ad offenderlo, tanto che quest’ultimo si allontanava e tornava alla sua attività esprimendo a quel punto l’intenzione di voler produrre querela per le minacce e le ingiurie subite.

Vista l’ennesima crisi di pianto dell’uomo gli veniva chiesto, come già fatto in precedenza, se volesse l’intervento di personale sanitario, o se volesse essere accompagnato a casa, ma questi rifiutava e di tutta risposta si dirigeva repentinamente verso la fine della calle che sfociava in un canale, ovvero nel Rio della Pietà, e si lasciava cadere in acqua, dove rimaneva sospeso a pancia in giù, con la testa immersa nell’acqua, senza muoversi, manifestando chiari intenti suicidi.
Prontamente uno degli agenti di Polizia intervenuti si gettava immediatamente in acqua per soccorrere l’uomo.

Stante la fredda temperatura dell’acqua e lo stato di agitazione del soggetto scaturita dal sopraggiungere dall’Agente, con fatica quest’ultimo riusciva a riportare a riva l’uomo, che sbracciando e dimenandosi spingeva l’agente con la testa sott’acqua, nel tentativo di farlo desistere dall’intento di salvarlo.

Tuttavia le capacità natatorie del Poliziotto risultavano efficaci e, una volta nei pressi della fondamenta, il soggetto veniva issato all’asciutto con la collaborazione del personale operante, che provvedeva anche ad aiutare a risalire a riva l’Agente.
Veniva quindi richiesto l’intervento di un’idroambulanza.

Nel periodo di attesa della stessa, l’uomo continuava a mantenere l’atteggiamento ostile di prima, rimarcando il fatto che l’Agente aveva sbagliato a tuffarsi in suo soccorso e che avrebbe dovuto lasciarlo morire. Una volta giunto personale sanitario si riusciva a fatica a convincerlo a salire a bordo dell’ambulanza, infatti lo stesso pretendeva di andarsene e cercava di divincolarsi dalla presa dei medici.

Due operatori di Polizia e due operatori della Guardia di Finanza, si vedevano quindi costretti a salire a bordo del mezzo di soccorso dell’ospedale, per garantire la sicurezza degli operatori sanitari e dello stesso uomo che continuava a manifestare momenti d’ira e di rifiuto al trasporto presso la struttura sanitaria.

Anche l’Agente di Polizia raggiungeva la struttura ospedaliera per un controllo, in quanto oltre ad un principio di ipotermia, durante l’operazione di soccorso del soggetto si feriva alle mani.

L’Agente veniva dimesso nella tarda serata e allo stesso venivano riscontrate escoriazioni multiple alla mano destra e al palmo della mano sinistra, nonché algie toraciche atipiche giudicate guaribili in alcuni giorni.

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