L’Inter cambia: Spalletti nuovo allenatore. I piani nerazzurri per il rilancio

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L'Inter cambia: Spalletti nuovo allenatore. I piani nerazzurri per il rilancio

L’Inter cambia (ancora): Spalletti il nuovo allenatore che dovrà cercare di rimettere insieme i pezzi dopo una stagione che definire deludente è un eufemismo.

L’Inter lunedì pomeriggio ha preso la decisione di affidare la guida tecnica dei nerazzurri a Luciano Spalletti senza più aspettare una risposta da Conte che continuava a tenere aperto uno spiraglio.

Ora c’è fretta, bisogna gettare le basi per l’Inter del futuro: in calo le quotazioni di Manolas, in ascesa quelle di Ruediger, il primo nome della lista poiché è in grado di ricoprire due ruoli, esterno e centrale.

Il sogno è Nainggolan che, se ha mostrato ostracismo verso la Juventus, a priori non escluderebbe, a fronte di congrua offerta per sé e per la Roma, un trasferimento a Milano.

In Spagna hanno dato per fatta la cessione ai nerazzurri di Danilo, l’esterno del Real, ai nerazzurri. La voce però non trova conferme presso la sede interista.

Non è escluso che Spalletti chieda di trattenere Perisic, anche se il croato, che ha offerte da Chelsea, United e Psg, era considerato dalla dirigenza interista sacrificabile, obbligata com’è a dover rientrare di 30 milioni entro il 30 giugno per questioni di fair play finanziario.

Luciano Spalletti sulla panchina dell’Inter è comunque l’uomo giusto per il rilancio delle passioni nerazzurre che in questa stagione erano finite profondamente deluse. Il feeling di Pioli con la squadra aveva inizialmente illuso, poi l’inspiegabile “rinuncia” all’ Europa League aveva profondamente deluso.

Spalletti è prima di tutto un «aziendalista» una specie di general manager sul posto indispensabile vista la lontananza dei suoi dirigenti.

Alla Roma dei Sensi ha saputo affrontare il blocco per due sessioni di mercato dopo il caso-Mexes. Alla Roma di Pallotta ha trovato una squadre forte, ma non è stato accontentato nell’ultimo mercato, quando aveva chiesto Rincon e Defrel. Spalletti è stato molto aziendalista quando, a inizio stagione, ha detto che la partenza di Pjanic non era un problema, perché Paredes era più forte del bosniaco. Poi Miralem ha vinto (certo, non da solo) la Coppa Italia, lo scudetto e si giocherà il 3 giugno la finale di Champions League, mentre la Roma è stata eliminata nei preliminari dal Porto.

Agli alti e bassi del mercato, Spalletti ha rimediato spesso con grandissime intuizioni tattiche: Pizarro regista davanti alla difesa, Totti falso nueve (il massimo), Perrotta e Nainggolan trequartisti atipici. Ha giocato con la difesa a 3, con quella a 4 e con quella «a 3 e mezzo» (Napoli-Roma di questo campionato), che ammette di aver copiato dalla Fiorentina di Paulo Sousa.

In questo campionato ha vinto 4 partite su 4 contro Inter e Milan. Due lezioni di tattica che hanno conquistato anche l’ex presidentissimo del triplete, Massimo Moratti, che ai microfoni dell’emittente romana Rete Sport , lo ha incoronato: «Sarebbe il profilo ideale, è un uomo intelligente. Starebbe bene all’Inter».

Assieme a Walter Sabatini può completare la coppia perfetta per far ripartire una squadra dal settimo posto. Ama le sfide. Certo, l’ideale sarebbe non vendergli Perisic, che ha tutte le caratteristiche del suo giocatore perfetto. Ma qui si torna all’aziendalismo.

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