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giovedì 02 Dicembre 2021

L’imperfetta meraviglia – Quando la vita è un gelato dall’equilibrio instabile

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Cercarsi, attendersi, perdersi e trovarsi così un po’ per caso, magari in maniera effimera, ma scoprendo negli occhi dell’altro cosa voglia dire meraviglia. E’ un libro che, nella sua semplicità, lascia il segno quello di Andrea De Carlo, L’imperfetta meraviglia edito da Giunti, che, come sempre, ritaglia un pezzo di vita vera, un stralcio di esistenza che pulsa e regala un pezzo di letteratura davvero imperdibile.

Succede in Provenza, d’autunno, stagione che mescola le prime umide nebbie con un lungo strascico di calore quasi estivo. I borghi e le ville si stanno vuotando di abitanti e turisti. In paese c’è una gelateria gestita da Milena Migliari, una giovane donna italiana che i gelati li crea, li pensa, li esperimenta con tensione d’artista. Fuori paese, invece, vive Nick Cruickshank, leader della band dei Bebonkers, pronto per il suo terzo matrimonio e per un concerto di beneficenza che si terrà da lì a pochi giorni. Entrambi vivono, con i loro rispettivi partner, una storia d’amore che all’apparenza sembra solida, ma che nel profondo nasconde dubbi e malumori. Così, una rockstar inglese e una ragazza italiana incrociano i loro destini e nel giro di tre giorni, dal mercoledì al venerdì, tutto accelera e precipita in un vortice inevitabile ed esilarante.

Molti libri fondono se stessi su trame imponenti, su continui colpi di scena, architetture sopra architetture, poi ti ritrovi davanti un libro come quello di De Carlo e capisci come si possa fare buonissima letteratura lasciando da parte gli orpelli, rimanendo semplici, ma non per questo banali. L’ imperfetta meraviglia, infatti, racconta una storia lineare, due vite parallele che continuano a rincorrersi da un’eternità senza saperlo, trovandosi nel momento meno opportuno o forse in quello più favorevole.
Ma è la meraviglia il fulcro di tutto. Nick e Milena sono due “alieni” nel senso che sono tra quelle poche persone che ancora cercano la purezza delle cose, che tra i loro valori hanno l’arte e l’amore, e che hanno quegli occhi da bambino che vede le cose per la prima volta. Un tesoro inestimabile, raro, ma che i due hanno conservato e sentirsi solo ad avere questa visione e poi, per caso, ritrovarsi qualcuno che vede il mondo con lo stesso sguardo è, di per sé, una meraviglia.

La prima volta che presi in mano un libro di De Carlo ero alle superiori. Due di Due era nella lista dei famosi libri da dover leggere per le vacanze di Natale e tra i molti, il mio istinto mi disse di scegliere lui e, dopo poche pagine, mi sentii a casa. Ogni paesaggio, ogni nome, ogni inquietudine, sembravano parlarmi, e parlare al lettore in generale, con estrema semplicità e accade di nuovo con questo ultimo libro come se, in 19 opere, il suo manifesto non si fosse mai perso, come se in tutti questi anni De Carlo non fosse cambiato e la sua meta fosse sempre quella di farti sentire al sicuro tra le sue pagine, anche mentre ti fa riflettere e ti rimette in discussione.

L’imperfetta meraviglia ci mette davanti a tutti quei bivii non presi, a quei “se” lasciati sospesi, a quello slancio che parte da dentro e ci fa riprendere in mano la nostra vita, che è un po’ un gelato, dall’equilibrio instabile, che ogni volta ha un sapore diverso, ma che, trattata con amore, è capace ancora di sorprenderci e di deliziarci. Esattamente come, ancora una volta fa, il genio di De Carlo.

 

Sara Prian

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