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giovedì 17 Giugno 2021

Il libro degli specchi: quando la parola “thriller” diventa riduttiva

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Siamo sempre abituati a leggere un certo tipo di thriller. Un racconto dalla struttura ben definita di cui siamo sicuri che, dopo mille indizi e qualche plot twist, alla fine avremo le risposte a tutte le domande che ci siamo posti durante la lettura. Ed è per quello che quando ci si trova davanti ad un romanzo come Il libro degli specchi di E.O Chirovici, edito da Longanesi, ci sentiamo un po’ spiazzati, anche se in positivo. Il primo romanzo in lingua inglese dell’autore rumeno, infatti, è molto più di un semplice thriller dalle connotazioni classiche, è un viaggio nella mente umana e nell’antropologia dove nessuno è esimio da colpe, dove il confine tra buono e cattivo è davvero labile.


Peter Katz ha alle spalle una lunga carriera in una delle agenzie letterarie più importanti di New York, e ormai quasi nulla può sorprenderlo. Ma il manoscritto che quasi per caso inizia a leggere lo colpisce fin dalle prime righe. Non è solo la scrittura magnetica, non è solo il coinvolgimento dell’autore a fargli capire subito che non si tratta di un romanzo come gli altri: chi scrive, un certo Richard Flynn, afferma di conoscere la verità su un famoso omicidio avvenuto quasi trent’anni prima, e di essere pronto a rivelarla nel suo romanzo. La vigilia di Natale del 1987, in circostanze mai del tutto chiarite venne ucciso Joseph Wieder, un carismatico professore di psicologia all’università di Princeton. Accademico stimato ma anche molto discusso, Wieder esercitava un notevole fascino sulle studentesse come Laura Baines, la ragazza di cui Richard Flynn era innamorato. Ma in questa sorta di sbilanciato e torbido triangolo, a un certo punto, qualcosa andò storto. Il manoscritto di Flynn è semplicemente eccezionale, ma purtroppo è incompleto: manca il finale. Determinato a non lasciarsi sfuggire l’occasione, l’agente letterario riesce a rintracciare l’autore, scoprendo però che è in fin di vita e che il resto del manoscritto è introvabile. Inizia così un viaggio alla ricerca del finale perduto e della verità che porta con sé. Un viaggio che diventa un’indagine sulla psiche e sul modo in cui la nostra memoria riscrive il passato, in un incerto, a volte ingannevole, gioco di specchi…


Non un solo punto di vista, ma molti. Non una sola mente che macchina, ma molte. Impossibile così capire chi ha davvero ucciso Joseph Wieder, quali sono i moventi e chi siano i veri buoni in questa storia che toglie il fiato e ti incolla alle pagine. Un’opera (etichettarla sotto un genere servirebbe solo a sminuirne la grandezza) che non si vuole limitare ad intrattenere, ma vuole portare il lettore alla riflessione sulle capacità della mente umana nel modificare, oscurare o meno i ricordi, anche manomettendoli. Quello che abbiamo creduto di vivere in prima persona, perciò, potrebbe essere solo un racconto fatto da altri che la nostra testa ha rielaborato talmente bene da farci credere di averlo compiuto e viceversa. Un’idea questa al centro del racconto e che non permette al lettore di capire chi stia raccontando la verità, chi sia convinto di raccontarla e chi, invece, volutamente stia mentendo. E sta proprio in questo il genio di Chirovici che ci regala una storia che poteva essere simile a moltissime altre del panorama letterario di genere e che, invece, si trasforma in qualcosa di originale e, perché no, rivoluzionario.


Ne Il libro degli specchi si crea una sorta di staffetta narrativa dove ogni personaggio sembra consegnare a quello successivo una tessera in più del puzzle, ma allo stesso tempo mescolando le stesse tessere già poste sul tavolo e che sembravano unirsi così bene tra di loro. Non bisogna mai dare niente per scontato durante questa lettura, ma anzi lasciarsi trascinare in una spirale di colpi di scena ed analisi, dove, alla fine dei giochi, l’analisi antropologica della società diventa l’arma vincente per portare a casa un libro imperdibile.

Sara Prian

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