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L'ex fidanzato, ha ucciso Sara. Le ha dato fuoco e se ne è andato mentre bruciava

Vincenzo Paduano, l’ex fidanzato, per otto ore ha negato di essere l’assassino di Sara, poi è crollato di fronte a Luigi Silipo, il capo della squadra mobile di Roma che lo incalza, gli contesta tutte le bugie che ha raccontato. Lo hanno portato in questura poche ore dopo il ritrovamento del cadavere.

Vincenzo Paduano ha ucciso Sara Di Pietrantonio. Le ammissioni sono arrivate dopo otto ore. Alla fine di un interminabile interrogatorio l’ex fidanzato di Sara Di Pietrantonio, la studentessa universitaria trovata morta all’alba di domenica all’estrema periferia di Roma, è crollato.

Paduano inizia con le bugie, fa mettere a verbale: «Faccio il vigilantes al palazzo della Regione, ho fatto il turno di notte. Verso le 2 sono uscito per andare con una prostituta». Gli chiedono di descrivere il percorso, chi ha incontrato. In realtà lui non sa dire neanche se fosse un uomo o una donna.

Poi balbetta, poi quasi minaccia investigatori e magistrati, poi comincia a tremare, poi torna aggressivo, poi tenta ancora di alleggerire la propria posizione: «Non so spiegare che cosa sia successo. Forse voi volete convincermi che sono un mostro, ma non è così. Io non ho fatto niente».

Luigi Silipo lo inchioda: gli mostra le immagini della lite con Sara, la macchina in fiamme, lui che scappa. Il dispositivo Gps avrebbe ricostruito gli ultimi suoi spostamenti: non c’è scampo, così l’ex fidanzato crolla.

«Sì sono uscito dal lavoro e sono andato a cercare Sara. Sapevo che stava dal nuovo fidanzato e l’ho aspettata sotto casa. Li ho visti arrivare in macchina insieme e ho aspettato fino a quando lei non è andata via. So che strada fa per arrivare a casa e quindi l’ho preceduta per bloccarla. Quando è passata l’ho inseguita per un po’ e poi l’ho stretta con la macchina per farla fermare».

«Abbiamo cominciato a litigare e io ho tirato fuori una bottiglietta di alcol che avevo portato. L’ho spruzzato nell’auto, anche addosso a Sara. Ma volevo solo spaventarla». «Quando è scappata ho deciso di rincorrerla. Poi mi sono acceso una sigaretta e lei ha preso fuoco». È l’ennesima bugia. Sarà l’autopsia a dire se l’abbia immobilizzata e strangolata, o semplicemente tenuta ferma mentre avvicinava la fiamma ai suoi vestiti inzuppati di alcol.

 
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È l’orrore. Va via mentre lei è ancora viva e si dibatte tra le fiamme. Torna verso la sua auto, fa velocemente retromarcia e sparisce. Sara muore tra atroci sofferenze, neanche mezz’ora dopo, lui è al lavoro nella guardiola del palazzo.

“Sì l’ho uccisa io. Un pò di tempo fa ci eravamo lasciati, ma io non sopportavo che fosse finita. Lei stava con un altro” avrebbe detto, in lacrime, Vincenzo Paduano agli inquirenti dopo l’accusa di omicidio volontario premeditato aggravato dallo stalking. In sostanza un femminicidio. L’ennesimo.

Un delitto “atroce”, secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori della Squadra Mobile, commesso perché il 27enne non si rassegnava alla fine della storia e non accettava che lei frequentasse un altro. L’epilogo tragico di una relazione durata due anni, tra alti e bassi, e sfociata in un “rapporto morboso”.

Alcuni mesi fa, hanno raccontato alcune amiche della vittima, al culmine di una lite, Vincenzo Paduano ebbe un atteggiamento violento con Sara, all’epoca ancora sua fidanzata: la giovane rimase molto turbata dallo scatto d’ira e dalla violenza dimostrata da Paduano. Sara però decise di non sporgere denuncia anche per non creare problemi a Paduano.

E sabato notte Sara sarebbe stata bruciata viva dopo aver tentato disperatamente di fuggire dal suo assassino, chiedendo invano aiuto alle auto che passavano lungo la strada e hanno proseguito la loro marcia senza fermarsi.

Secondo la ricostruzione degli investigatori Paduano, vigilantes 27enne, quella sera faceva servizio di portierato in zona, ma ha lasciato il lavoro e ha aspettato Sara sotto casa del suo nuovo ragazzo, un ex compagno di scuola che frequentava da pochissimo. Prima che la ragazza risalisse in macchina per tornare a casa, si è allontanato precedendola nel tragitto che avrebbe fatto. Poi, quando è arrivata su via della Magliana si è fatto superare e l’ha affiancata, stringendola a bordo strada per costringerla a fermarsi.

Come una furia è salito in macchina e, dopo un’accesa lite, avrebbe tirato fuori l’alcol spargendolo sulla macchina e addosso alla ragazza. Sara, terrorizzata, è scesa dall’auto e ha iniziato a scappare chiedendo disperatamente aiuto agli automobilisti che passavano, ma nessuno si è fermato. Così il suo assassino l’ha inseguita e le ha dato fuoco. Poi è tornato al lavoro.

“In 25 anni di lavoro non avevo mai visto un delitto cosi’ atroce”, ha commentato il capo della Squadra Mobile, Luigi Silipo. Mentre il sostituto procuratore di Roma, Maria Monteleone, ha voluto mettere in evidenza una verità amara: “se qualcuno si fosse fermato Sara sarebbe ancora viva”. Almeno due le macchine che hanno proseguito la corsa. I conducenti, rintracciati e ascoltati, si sono giustificati dicendo che non avevano capito cosa stesse accadendo e avevano avuto paura.

Sara Di Pietrantonio, nel suo ultimo giorno di vita, proprio poche ore prima di morire aveva accettato di vedere il suo ex, forse proprio per un incontro chiarificatore dopo averlo definitivamente lasciato circa 20 giorni fa. Sabato sera Vincenzo è stato quasi due ore a casa sua e i due hanno avuto una discussione. Ma testimonianze raccolte dagli inquirenti raccontano però di una Sara preoccupata, negli ultimi giorni, perché durante una recente litigata Vincenzo l’avrebbe afferrata per le braccia.

Secondo quanto trapelato, non era la prima volta che il 27enne la seguiva e anche durante la loro relazione era molto geloso e possessivo. Una gelosia che sabato notte non ha trovato più argini. Una gelosia diventata arma micidiale contro la donna che diceva di amare ma che ha voluto cancellare nel modo più atroce. Come se di lei, una volta capito che l’aveva persa, non dovesse rimare più nulla.

Paolo Pradolin| 31/05/2016 | (Photo Social) | [cod saraomi]

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