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domenica 28 Febbraio 2021

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HomeLettereL’esito del Referendum: ” Una classe politica dai calzettoni corti “

L’esito del Referendum: ” Una classe politica dai calzettoni corti “

 

Cio ‘ che è emerso dal quesito referendario ha messo non solo in evidenza un
partito frammentato e diviso come il PD che con le loro “beghe” interne
hanno cagionato danni “al sistema italia” queste mie parole sembrano
affermazioni forti , ma chi governa e fa politica dovrebbe quanto meno agire
come il “buon padre di famiglia “ ma questo non è stato fatto , perché chi fa
politica di professione sa benissimo quali sono le cadenze/ scadenze di
Dicembre quindi il buon senso avrebbe optato per approvare la legge bilancio
e la legge elettorale evitando un “Governicchio di Pupazzi” che ha solo lo
scopo di procurarsi i propri benefici visto che il referendum dal mese di
Ottobre è stato spostato Dicembre poteva essere rinviato a Febbraio evitando
cio’ che oggi subiamo e subiremo e questo non è colpa dei cittadini perché
hanno votato Si’ oppure No ma perché chi governa ed amministra non sceglie
tempi, metodi corretti per non creare danni alla collettiva , quindi sarebbe
opportuno che chi commette tali “disattenzioni” paghi per cio’ ;
per questo posso affermare che siamo nelle fauci di una classe politica dai calzettoni
corti che merita di essere cacciata pagando i danni cagionati , le
conseguenze di tale scelta azzardata sono molteplici .

Sulle politiche attive del lavoro ricade l’imprudenza di una riforma scritta come se la
Costituzione fosse già stata modificata. La bocciatura della legge
costituzionale Boschi pone adesso la questione del ridisegno delle politiche
del lavoro, strettamente connessa a tre riforme concomitanti: quella delle
province, quella del sistema del lavoro (il d.lgs 150/2015) e quella
costituzionale.

I problemi sono dati dalla circostanza che Governo e
Parlamento sono partiti dalla fine: invece verificare se e quando la riforma
della Costituzione fosse entrata in vigore, hanno voluto anticiparla con
mosse dettate dalla fretta, lasciando adesso una serie di problemi aperti di
difficile soluzioni.

La prima scelta poco ponderata e dettata da chiari
intenti populisti sull’onda di una campagna di stampa ossessiva e degna di
migliori fini, è stata quella della riforma Delrio, della terra bruciata che
ha fatto delle province, esautorate della competenza relativa alle funzioni
connesse alle politiche attive per il lavoro. Aggravando una situazione
italiana tutta particolare, con una spesa per queste politiche di oltre 10
volte inferiore a quella della Germania.

La seconda scelta è stata un’ulteriore anticipazione degli effetti della legge costituzionale bocciata
dal referendum: la riconduzione dei servizi per il lavoro alla competenza
delle regioni, disposta dall’articolo 18 del d.lgs 150/2015 come se la
riforma costituzionale fosse già vigente e, cioè, come se lo Stato si fosse
riappropriato della potestà legislativa in tema di politiche del lavoro, che
la legge costituzionale nel 2001 assegnò alle province e dalla quale scaturì
una difficilissima e complicata attuazione La potestà legislativa delle
politiche attive del lavoro resta alle regioni, costrette a sobbarcarsi
costi ed organizzazione prima delle province.

E l’accentramento delle funzioni alla base del d.lgs 150/2015 e della creazione dell’Anpal? Una
volta che le regioni trovino conferma della propria potestà organizzativa
dei servizi per il lavoro, quale ruolo può assolvere l’Anpal? La sentenza
251/2016 della Corte costituzionale, che ha bocciato la riforma Madia della
pubblica amministrazione, dovrebbe essere la strada maestra per tentare di
ricostruire. In un sistema ordinamentale nel quale la dignità istituzionale
di Stato, regioni, città metropolitane province e comuni è paritaria, solo
il dialogo e l’intesa tra i vari soggetti, a partire dalla normativa vigente
e non di immaginarie riforme da anticipare negli effetti, possono consentire
una concreta ed utile pianificazione. Le politiche del lavoro degli ultimi
tempi sono costate tantissimo, in termini di bonus soprattutto rivolti alle
aziende, senza aver saputo incidere nella creazione di un sistema evoluto di
garanzie nell’aiuto alla ricerca di lavoro.

Bragatto Gianluca
30020 Caorle(ve)

Data prima pubblicazione della notizia:

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