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Le implacabili Donzelli Editore

La cronaca ci riporta numerose notizie di stupri ed assalti alle donne, ma ciò di cui si sente poco parlare e quando lo si fa, suscita stupore, è la violenza femminile, perpetrata cioè da una donna: era e lo è ancora, un tabù. A far chiarezza e a parlarne è Anna De Biasio, con il suo Le implacabili – Violenze al femminile nella letteratura americana tra Otto e Novecento (Donzelli Editore, pagg. 198, €25 cartaceo, 16,99€ Epub).

La rappresentazione del femminile, ancorata ad un’immagine di dolcezza e di rifiuto del male, grazie alla storia e alla letteratura, proprie dell’800 e del ‘900 inglese e statunitense, vede però il popolarsi di donne capaci di opporsi al dominio maschile usando la forza e di rivestire ruoli di rilievo nell’ambito virile per eccellenza, quello del conflitto bellico.

Attraverso i romanzi di autori ed autrici vissuti a cavallo fra Otto e Novecento, la De Biasio ha analizzato la figura femminile. Dalla vicenda di Margaret Fuller, cronista dell’assedio di Roma del 1848, fino alle trincee della Grande guerra.

Partendo da un fatto accaduto qualche anno fa in America (una donna, madre e professoressa di un importante università, che uccise un collega), il volume osserva i generi affrontati, lo stile dei vari autori/autrici, rivelando le sfumature e le ambiguità del rapporto tra i volti della violenza agita e le donne come agenti della storia.

Lungi dal rappresentare e vedere le donne come mere creatrici di vita ed angeli del focolare, la letteratura dei due secoli in esame, vide l’avvento di numerosi romanzi e saggi, tutt’ora studiati, che descrivono e danno una chiara immagine della donna, figura femminile e protagonista di omicidi ed osservatrice speciale di eventi catastrofici mondiali.

La prima scrittrice ad essere analizzata è Margaret Fuller, la prima critica letteraria americana, sostenitrice anche dell’indipendenza italiana. La femminilità è eroica nelle sue opere, lei stessa si definiva una combattente e nei romanzi, maschio-femmina, spesso si scambiano i ruoli.

Sono la rabbia e l’onore invece, le caratteristiche dei personaggi femminili delle opere di Louisa May Alcott, la sua Jo di ”Piccole Donne” è considerata ”una donna per il diritto delle donne”; non è la sola però a dimostrare con i suoi scritti, il godimento di fronte alla violenza, lo sono anche Willa Cather, Edith Wharton e Mary Borden, le tre donne del Novecento, che osservarono, chi sul campo chi no, la Prima Guerra Mondiale, descrivendola in tutti i suoi dettagli più macabri.

 
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Gli autori uomini, affrontati nel volume, sono invece Nathaniel Hawthorne ed Henry James. Il primo sosteneva ma allo stesso tempo criticava la Fuller, le ”eroine” dei suoi romanzi sono femmes fatales, ammirava le attrici di teatro anche se considerate mostri essendo l’artista una professione espressamente maschile; le protagoniste dei libri di James invece, sono donne anarchiche, criminali, che non amano i bambini.

Le implacabili è un ottimo saggio, che guardando al passato, alla donna della letteratura e alla donna reale, riesce a riflettere sul presente, sulla condizione della donna d’oggi, sui modelli attuali (finzione e realtà), dimostrando come la donna possa essere soggetto attivo, violenta, ribella, anche senza dover per forza subire prima.

Alice Bianco

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