le fedeltà invisibili

Iniziamo l’anno con la recensione di un libro uscito qualche tempo fa, ma di cui vale la pena parlare perché si sa, non esiste data di scadenza per la letteratura, soprattutto per quella di qualità.

Parliamo quindi de Le fedeltà invisibili di Delphine de Vigan, edito da Einaudi. Un libro dirompente, in grado di spezzare il cuore in due nel raccontare i legami tra le persone, come essi possano salvarci o distruggerci, attraverso diversi punti di vista di età differenti.
Théo ha dodici anni e i suoi genitori sono separati. Nella madre brucia un rancore cieco per l’ex marito e non fa che denigrarlo di fronte al figlio. Il padre è un uomo distrutto; lasciato dalla nuova compagna ha perso il lavoro, si è lasciato andare e vive in uno stato di abbandono. Mathis è l’unico amico di Théo. Insieme iniziano a bere di nascosto superalcolici durante le ore di scuola. Cécile è la madre di Mathis, è preoccupata dell’amicizia di suo figlio con quel bambino pieno di problemi – ma ancora di piú è sconvolta dallo scoprire che suo marito di notte, su internet, dà sfogo ai suoi demoni di rancore e di rabbia. Hélène è l’insegnante di scienze di Théo e Mathis, il suo passato è segnato in modo indelebile dalle violenze paterne, che l’hanno portata a non poter avere figli. È lei la prima ad accorgersi dei problemi di Théo e a cercare di avvisare la scuola e la famiglia, ma nessuno la prende sul serio: agli occhi di tutti sembra solo che abbia maturato una malsana ossessione per quei due ragazzini.

Ad ogni azione ne corrisponde un’altra uguale e contraria. Questo dice il terzo principio della dinamica secondo Newton ed è questo che accade anche tra gli esseri umani: le debolezze del genitore possono ricadere sui figli, le distrazioni di uno possono distruggere la vita di un’altro e via dicendo. Ma ci può essere salvezza. C’è se impariamo ad indagare nel prossimo, se non ci fermiamo all’apparenza, ma offriamo una mano gentile in grado di non giudicare, ma solo ascoltare.

Le fedeltà invisibili sono 150 pagine di tensione narrativa, di brevi capitoli in grado di analizzare l’animo umano al meglio. E noi lettori assistiamo inerti alla sofferenza dei protagonisti, a queste pelli che urlano il loro dolore, ma che nessuno sembra in grado di ascoltare, un dolore sordo che scava nei più deboli e fa girare la testa dall’altra parte.

Un excursus sulla capacità del singolo di provare empatia, ma anche di rimanere focalizzato solo su stesso e il suo dolore, chiudendosi al mondo, chiudendosi alle mani che si tendono e che troppe volte respingiamo senza sapere nemmeno noi perché.

Noi come lettori possiamo solo assistere a questa sofferenza, come dicevo, ma possiamo anche aggrapparci a quello spiraglio di aiuto rappresentato dall’insegnante, dobbiamo aggrapparci a lei con tutte le nostre forze sperando che sia lei la possibilità di salvezza che ognuno di questi personaggi chiede.

Un libro forte, che va al di là del racconto, al di là della trama, e che ha una validità psicologica, introspettiva ed antropologica, pari a quella dei grandi romanzi del romanticismo tedesco. Da non perdere.

Sara Prian

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Alice Bianco Sara Prian
Laureate in Tecniche Artistiche e dello spettacolo, sono grandi esperte di cinema e libri. Curano la rubrica di opere letterarie: recensioni editoriali, rassegne e nuove uscite. Sono Editor, Social Media Manager, Copywriter E' possibile contattarle a: pandorarecensioni.vdv@gmail.com

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