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L’antico mestiere del remèr veneziano: 1600 anni di forcole, remi e artigianato

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Esperienza, meticolosità, tante ore di lavoro.
Quello del remèr è un antichissimo mestiere artigianale veneziano sopravvissuto all’avvento dell’industrializzazione e della tecnologia.
È un lavoro solitario, manuale, dove i calli sulle mani segnano il tempo e la fatica.
Fondamentale nella Venezia del passato, dove la mobilità cittadina era completamente a remi, ma importante ancora oggi perché parte di una storia e una cultura che vuole continuare a esistere e a raccontarsi.
Saverio Pastor, remèr di professione, è uno dei rappresentanti ufficiali dell’artigianato veneziano contemporaneo e membro dell’Associazione El Fèlze che, per i 1600 anni di Venezia sceglie di raccontare, con un ciclo di incontri dal titolo “Storie sotto el Fèlze”, in programma fino al 7 novembre, la storia e i segreti dei mestieri artigiani legati alla costruzione delle gondole.
Il nome stesso dell’associazione è un omaggio alla Venezia del passato e a uno dei suoi simboli scomparsi, la cabina mobile posta al centro della gondola, chiamata appunto, “fèlze”.

Squeri, botteghe e remiere faranno da sfondo a racconti di pillole di artigianato veneziano a cura degli stessi artigiani ancora operanti in città, con diversi appuntamenti aperti a curiosi e appassionati di questi antichi ma affascinanti mestieri.
«Raccontare e raccontarci è importante – commenta Saverio Pastor – e ci teniamo a farlo direttamente nei nostri luoghi di lavoro per mostrare da vicino i nostri mestieri e riportare alla luce il ricordo di lavori che oggi non esistono più, pensiamo ai felzèri o ai conzafèlzi. Lo facciamo da diverso tempo ma quest’anno il nostro lavoro di divulgazione è ancora più speciale perché si inserisce nelle celebrazioni del 1600º anniversario della nascita di Venezia e, di conseguenza, anche dei nostri stessi mestieri».

Parte di un patrimonio culturale ancora vivo in città, Pastor passa le sue giornate con il legno tra le mani. Scolpisce, leviga, lucida e dà nuova vita a remi e forcole usurati dal tempo e dall’acqua.
È diventato remèr iniziando come garzone di bottega e imparando, con il tempo, con gli errori e con gli insegnamenti del suo maestro a gestire le asperità del legno, materiale che, oggi, conosce alla perfezione.
«In passato si diventava artigiani seguendo la mariegola dei remeri – commenta Pastor – Il libro che regolamentava questo mestiere, infatti, diceva che gli apprendisti dovevano lavorare per un periodo di cinque anni a “pan e vin”, cioè senza salario, al termine del quale si doveva fare una prova che, se superata, permetteva di diventare lavoratori salariati. Solo dopo altri 5 anni era possibile fare un ulteriore esame per essere riconosciuti come maestri remeri, avere un aumento e aprire bottega».

la bottega di Saverio Pastor, remer veneziano
la bottega di Saverio Pastor, remer veneziano

Un remèr professionista passa ore e ore in compagnia di pezzi di legno e di strumenti come la sega a nastro, i levigatori, l’ascia, il raschietto ma ciò che conta di più, in questo lavoro, è la sensibilità delle mani e l’occhio del mestiere che segue le orme di chi, prima di lui, gli ha insegnato quest’arte.
«Ci vogliono dalle 8 alle 10 ore di lavoro per costruire un remo – sottolinea Pastor – Per una forcola, a seconda del modello, si va dalle 5 alle 40 ore. Si parte da un quarto di tronco e si arriva a creare un oggetto che in passato era solo un appoggio per il remo ma oggi è considerato una vera e propria opera scultorea. Le ore di lavoro, la fatica e l’impegno, però, sono sempre ripagati dalla grande soddisfazione di continuare a portare avanti un pezzo di storia e tradizione veneziana»

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