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mercoledì 28 Luglio 2021

La Sindone del Diavolo – le indagini di Dante in un’inedita e misteriosa Venezia

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la sindone del diavolo giulio leoni

Da sempre Dante ha operato su di noi un fascino che si trascina ormai da secoli e che ha colpito il cinema, il mondo di videogiochi e, ovviamente, la letteratura. Su questo filone si unisce anche la nuova opera di Giulio Leoni, La Sindone del Diavolo, edito da Nord, un thriller inusuale, teso ed evocativo, di non semplice lettura, ma che renderà sicuramente felici i fans del genere e gli amanti del Sommo.

Siamo a Venezia, estate 1313. Dante Alighieri si trova in quella labirintica selva di calli e canali per rintracciare uno speziale saraceno, Nazeeh Al Bashra, un uomo accompagnato da una fama sinistra, ma che forse è l’unico in grado di curare Arrigo VII. Ma chi sono gli oscuri personaggi che lo avvicinano e che sembrano sapere tutto dell’opera che sta ancora scrivendo, il suo viaggio negli inferi? E perché si ostinano a ripetere di aver visto il Diavolo aggirarsi per Venezia e di conoscerne le reali fattezze? Forse davvero la Serenissima è il palcoscenico di una macchinazione diabolica. Forse davvero il Diavolo ha deciso di sfidare le leggi del cielo e di rivelare all’umanità il proprio volto.

Se prima, nell’introduzione, abbiamo accennato alla difficoltà di lettura di questo libro è perché Leoni, con sapienza ed intelligenza, decide di narrare le avventure di Dante attraverso il lessico dell’epoca rapportato, però, al nostro tempo, con parole a volte ricercate che permettono al lettore di immergersi completamente nel ‘300 italiano anche dal punto di vista lessicale. Una volta però preso confidenza con lo stile dell’autore, ci ritroveremo ad apprezzare una prosa di rara bellezza, poetica e ricca di sfumature che si fatica a ritrovare in libri di genere.

Leoni riesce così a mettere in scena una trama articolata che si riesce apprezzare nel suo insieme solo verso la fine dove il ritmo diventa più serrato e coinvolgente. Oltre a Dante, in quel momento, il protagonista principale dell’intera vicenda è Venezia. Sono le sue calli, le sue imbarcazioni, la nebbia che avvolge i personaggi a venire fuori dalle pagine e ad evocare nel lettore immagini suggestive quanto avvolgenti. Non è la Venezia che noi conosciamo, accogliente, piena di vita, quella Trecentesca descritta da Leoni è fredda, subdola, poco stabile, ricca di mistero e pericolosa, che di notte si riempie di figure losche, al limite del demoniaco.

D’altro canto anche Dante non è lo stesso che abbiamo studiato tra i libri di scuola, ma si pone in una via di mezzo tra l’intellettuale e l’uomo d’azione visto nel video game Dante’s Inferno. Grazie al Sommo, Leoni riesce anche ad aprire discussioni e disgressioni filosofiche sul labile confine tra il bene e il male che diverrà poi la riflessioni fondamentale della Commedia.

La Sindone del Diavolo ci porta a scoprire una Venezia inedita, casa del Demonio, e vista dal protagonista come metafora del percorso infernale della sua Cantica dove, solo poi, si può uscire per rivedere, finalmente, le stelle.

Sara Prian

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