La sfida che attende Venezia va ben oltre l’ordinaria amministrazione degli ultimi anni. Lettere

ultimo aggiornamento: 26/04/2020 ore 22:16

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La sfida che attende Venezia va ben oltre l’ordinaria amministrazione degli ultimi anni. Lettere

Alla Gentile attenzione della Cittadinanza.

Di fronte allo scenario che si sta sempre più delineando per la città metropolitana di Venezia, vorrei invitare voi, in quanto cittadini e abitanti di questa area, a riflettere e considerare il vostro ruolo nella comunità che ognuno di voi rappresenta.


La sfida che attende Venezia va ben oltre l’ordinaria amministrazione che negli ultimi anni ha caratterizzato la gestione della città. Gli errori e le scelte degli ultimi cinquant’anni stanno prepotentemente emergendo prima in seguito all’acqua alta eccezionale di Novembre 2019, e soprattutto durante questo periodo di crisi sanitaria, che presto si trasformerà in un cataclisma economico.

Come in altre città italiane, europee e globali, anche Venezia presenta pattern specifici propri di una radicalizzazione di meccanismi viziosi: analizzando la città metropolitana attraverso il modello centro-periferia (Wallerstein, 1978), è evidente come si sia creata, soprattutto negli ultimi dieci anni, una robusta struttura di questo genere.

La mercificazione (commodification) del centro cittadino, riconducibile essenzialmente all’isola di Venezia centro storico, ha creato specularmente vaste aree periferiche e semi-periferiche, le cui economie sono strettamente interconnesse al settore turistico su cui il centro stesso ha sviluppato la sua fortuna economica a partire dalla fine degli anni Sessanta.


La mancata riconversione industriale del polo petrolchimico di Porto Marghera ha innescato fenomeni di depressione economica locale, esacerbati dalla lenta delocalizzazione delle aziende ivi presenti, nonché da politiche di austerity e norme ambientali sempre più stringenti.

Per la mancata differenziazione dell’economia micro-regionale del veneziano, la convergenza di ogni tipo di attività intorno al turismo ha ridotto drasticamente le capacità di mitigazione di eventi esterni distruttivi, determinando una comunità debole e priva degli strumenti in grado di affrontare tali eventi.

L’arrivo del turismo di massa che ha caratterizzato il centro storico di Venezia soprattutto negli ultimi dieci anni, riconducibile a movimenti globali di persone e risorse, ha ulteriormente impoverito la città, condannandola a essere facile preda di giganti finanziari mondiali, la cui visione neoliberale di ottimizzazione del profitto e mercificazione del bene culturale non lascia alcuno spazio a quella che Calvino definì l’anima di una città. Le relazioni sociali si riducono drasticamente a transazioni di mercato.

La politica diviene amministrazione finanziaria e l’unico obiettivo è bilanciare alla fine dell’anno, sbandierando gli utili che verranno reinvestiti in nuove strutture alberghiere e parcheggi. Il demanio pubblico viene privatizzato e, inesorabilmente, chi vive ancora in città coglie l’opportunità di affittare o vendere il proprio immobile, accelerando un processo di svuotamento e diminuzione degli scambi comunitari.

La crisi che ha imposto il lock-down che ormai stiamo vivendo da più di un mese ha messo allo scoperto tutte le fragilità di questo castello, prima visto come colossale risorsa economica, ora come enorme voragine a rischio di collasso economico totale e conseguenti conflitti sociali sempre più aspri.

Le risposte della cittadinanza sono state spesso vane, avvilite da una politica locale cieca e irresponsabile. L’attuale sindaco, nonché futuro se l’opposizione non sarà in grado di mettere in campo le migliori risorse a disposizione, dimostra, anche con le sue ultime dichiarazioni deliranti in occasione della giornata odierna, che è ben consapevole di essere di fronte a un baratro profondissimo, scavato con le sue stesse mani negli ultimi cinque anni di conduzione della città metropolitana.

L’invito dissennato a riaprire ogni tipo di attività commerciale sottolinea un’assoluta incompetenza e un’inadeguatezza a ricoprire il ruolo che i cittadini hanno scelto di assegnargli. L’ultimo periodo di emergenza sanitaria ha fatto emergere la sua completa mancanza di visione e un’incapacità di riconoscere il fallimento politico – e, a lungo termine, economico – delle proprie scelte.

Venezia ha di fronte almeno un biennio in cui il turismo sarà fortemente ridimensionato; gli immobili rimarranno sfitti, l’assenza di domanda farà crollare il loro prezzo, i loro proprietari, oberati dai debiti del mutuo aperto per l’acquisto di un nuovo appartamento, a corto di liquidità e il rischio di svendita a cascata in regime di economia globale sempre più concreto.

Non serve un professore di economia internazionale a comprendere che gli acquirenti saranno molto spesso magnati russi e cinesi, al momento rappresentanti di due sistemi capitalistici molto aggressivi e improntati all’espansione.

La città sarà, nel giro di qualche anno, in mano di tycoon senza nessuna conoscenza della cultura lagunare, che spenderanno le loro vacanze sulle rive del Canal Grande, ovviamente incuranti del fenomeno di gentrificazione che interesserà sempre di più il centro storico e pronti a cedere la loro proprietà se eventi naturali sempre più catastrofici renderanno la laguna un ambiente difficilmente abitabile.

La collettività e la classe dirigente hanno il dovere di prendere coscienza di ciò che attende la città. Un futuro simile attende anche le altre città italiane e lo stesso Stato di cui tutti noi facciamo parte. È il momento di immettere nel sistema enormi quantità di energia, indirizzate consapevolmente verso un progetto sostenibile e duraturo. L’alternativa è uno scenario simile a quello appena descritto. Venezia scelga chi essere, il momento è ora.

Buona Festa della Liberazione, Buona Festa di San Marco a tutte e a tutti

Gabriele Titta

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