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Ognuno di noi ha degli autori preferiti. Quelli di cui non si perde un libro, cascasse il mondo. Tra i miei “innamoramenti” recenti c’è Dave Eggers, un autore in grado di cambiare genere con una facilità impressionante, donandoci sempre opere di alto livello.
Alto livello come La Parata, racconto lungo (144 pagine) edito da Feltrinelli, che ci porta in un paese sconosciuto del Terzo appena uscito dalla guerra civile dove, per commemorare l’armistizio vengono incaricati del lavoro due uomini di un paese del Primo mondo, due contractor. Per ragioni di sicurezza, prima di iniziare, si sono dati degli pseudonimi numerici. Numero Quattro, incaricato di guidare l’avveniristica macchina asfaltatrice RS-80, si attiene alla missione con disciplina monastica: fare una strada perfettamente dritta, lunga 230 chilometri, in dieci giorni, lavoro che deve essere completato prima della parata celebrativa. Numero Nove, che in sella al suo quad si assicura che non ci siano ostacoli davanti alla macchina, è invece in vena di avventure e curioso di ciò che lo circonda, e fa di tutto per non attenersi al rigoroso protocollo previsto. Quattro capisce immediatamente che Nove è un “agente del caos” che rischia di compromettere il lavoro e che, peggio, rende più incerto il ritorno a casa.

Come Sentinella di Fredric Brown, anche La Parata spinge il lettore ad identificarsi con il protagonista senza però dirci quale: chi si sentirà più vicino al gioioso e godereccio Nove, chi invece al rigido e ligio al dovere Quattro. La narrazione procede in maniera che il climax e la tensione si facciano sempre più forti nell’attesa di sapere cosa ci attende alla fine della strada.

Anche se ci viene spontaneo pensare ad una paese del Terzo Mondo, come detto in precedenza, in realtà non abbiamo mai nessuna conferma e Eggers ci porta quasi fuori dall’universo conosciuto, in un mondo nuovo che deve essere ricostruito, a cavallo tra tecnologia futuristica e realtà post apocalittiche. La parata, infatti, si pone in mezzo tra i romanzo di fantascienza e quello del genere distopico che, raccontando un mondo apparentemente lontano, offrono una riflessione sul nostro.

Il carattere di Quattro, almeno inizialmente così egoista e concentrato solo a finire il lavoro e portare a casa la pagnotta, racconta di un carattere della nostra società, fortemente individualista, che fatica a vedere una comunità attorno a sè e cerca solo di arrivare lì, dove si è prefissato. Ma quando si arriva alla meta, cosa rimane? Questo sembra chiederci Eggers con un romanzo spiazzante che apre a mille interrogativi le cui risposte possiamo trovare dentro di noi.

Sara Prian
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Alice Bianco Sara Prian
Laureate in Tecniche Artistiche e dello spettacolo, sono grandi esperte di cinema e libri. Curano la rubrica di opere letterarie: recensioni editoriali, rassegne e nuove uscite. Sono Editor, Social Media Manager, Copywriter E' possibile contattarle a: pandorarecensioni.vdv@gmail.com

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