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La memoria rende liberi, la parola a Liliana Segre, una delle bambine della Shoah

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Mentana Segre La memoria rende liberi Rizzoli

Come ogni anno, il 27 gennaio si celebrerà il Giorno della Memoria. Dopo 70 anni, da quando nel ‘45 furono aperti i cancelli di Auschwitz, è doveroso ricordare questo giorno e tante sono le proposte che arrivano nelle librerie. Tra queste l’autobiografia ‘’La memoria rende liberi – La vita interrotta di una bambina nella Shoah’’, la personale testimonianza di una sopravvissuta, Liliana Segre (edito da Rizzoli, pagg. 234; 17,50€).

Il famoso giornalista Enrico Mentana introduce la sua drammatica storia, quella di un’allora ragazzina ebrea (13 anni), che assieme a suo padre, fu deportata ad Auschwitz-Birkenau. Dal lager però, ne uscì sola. Un dolore iniziato a 8 anni, quando vennero promulgate le leggi fasciste che le cambiarono la vita.

Mentana propone un’introduzione inusuale al libro, con lo scopo di far riflettere il lettore proprio sul clima antecedente le leggi razziali e come la situazione politica e sociale si ribaltò in pochi mesi. Svela fatti e storie nascoste o lasciate in sordina e quanto il duce Mussolini fu in grado di influenzare la gente, ebrei compresi.

Tutto ciò lo fa con sincerità ed audacia di intenti. Il romanzo infatti, compresa la testimonianza accurata e toccante di Liliana Segre, ha lo scopo di raccontare la verità, soprattutto di ciò che spesso si evita di raccontare, soprattutto di come fu il popolo italiano in primis ad appoggiare Mussolini e le sue scelte. “Sono italiani quelli che ci picchiano, che ci spingono, che ci scherniscono” disse il padre di Liliana.

Ed è grazie ad una narrazione in prima persona, senza essere spezzata da domande, che la Segre racconta l’epopea da Milano alla Germania nazista, lo straziante periodo trascorso in uno dei campi di concentramento più conosciuti, fino ad arrivare al giorno della Liberazione e al periodo post-nazismo, quando ritornò a casa.

Di nuovo, rispetto alle classiche testimonianze dei sopravvissuti, Liliana Segre racconta in particolare il rapporto con le persone (il padre, le amiche prigioniere, un professore francese che le si affezionò a Birkenau), perché la solitudine e la fame, furono per lei le cose peggiori che patì nel lager.

Mentre racconta, Liliana si mette nei panni del padre, scrivendo infatti una vera e propria “lettera aperta ai figli” e ai lettori, rivelando, come ha iniziato a fare dal 1990, gli anni bui della sua infanzia e adolescenza. Madre e sopravvissuta, si è resa conto che era arrivato il momento di far luce e ricordare, ciò che aveva deciso di tenere per lungo tempo nascosto ai più, per non continuare a soffrire.

Riflessivo, educativo ed emozionante, La memoria rende liberi squarcia il cuore per la sua estrema sincerità, permette di farsi nuove domande e ricevere delle risposte e ancora una volta permette di non dimenticare.

Alice Bianco

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