La Grande Menzogna: tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla I guerra mondiale, di Gigante, Kocci, Tanzarella

ultima modifica: 30/06/2015 ore 12:05

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3)Nel terzo micro saggio parlate delle aziende finanziatrici della Prima Guerra Mondiale, Ansaldo e Ilva, in merito al presente e all’annosa questione F35 voluti dal governo, qual è la vostra opinione?

LUCA KOCCI: Che sono passati 100 anni ma poco è cambiato. Dietro gli F35 – così come dietro gli altri importanti sistemi d’arma – ci sono enormi interessi di grandi aziende italiane ed internazionali che spingono per l’acquisto con i tutti i mezzi a loro disposizione, fra i quali rientra sicuramente l’influenza che possono giocare sui mezzi di informazione. Inoltre da più parti si è evidenziato che gli F35 presenterebbero gravi problemi strutturali e tecnici. Insomma il rischio è di acquistare a carissimo prezzo degli aerei da guerra anche poco efficienti, esattamente come accadde per molte forniture di militari utilizzate durante la prima guerra mondiale.


4)In passato il Pontefice aveva un ruolo attivo nella guerra nelle lotte interne per accaparrarsi i territori, nell’ottavo micro saggio descrivete la figura di Benedetto XV e della sua netta contrarietà alla guerra, ma soprattutto come sia stato importante il suo apporto, l’attuale Papa cosa potrebbe fare per placare l’avanzata di una minaccia come l’Isis, che ha l’intenzione di scatenare una Guerra Santa?

LUCA KOCCI: Non credo che le azioni dell’Isis possano essere paragonate allo scenario del 1914 e della prima guerra mondiale: il contesto, gli attori e gli interessi in campo mi sembrano del tutto diversi. E non credo che il papa possa fare qualcosa per fermare l’Isis. Può semmai contribuire a non infiammare gli animi, evitando di gridare alla “guerra santa” e alla crociata contro l’Isis, così da soffiare sul fuoco di una nuova “guerra di civiltà”. Mi sembra che fino ad ora questa sia stata la condotta di papa Francesco il quale, pur citandole in diverse occasioni, non ha mai enfatizzato troppo le stragi dei cristiani, attirandosi per questo anche qualche critica dalla destra nostrana ed atlantica che lo hanno accusato di eccessive “timidezze”.


5)Il dodicesimo micro saggio è invece incentrato sui monumenti ai caduti, che ritenete una celebrazione quasi insensata. Ma nonostante la contrarietà e la condanna alla guerra, non è un modo per ricordare quei poveri uomini vittime di essa?

LUCA KOCCI: Non direi che si sia trattato di una celebrazione insensata. Al contrario aveva un senso profondo: quello di far diventare i morti – non a caso chiamati «caduti», perché la «morte» è un concetto da allontanare, un po’ come oggi le vittime “per errore” delle “guerre umanitarie” vengono chiamate «danni collaterali» – eroi e di trasformare, nell’immaginario collettivo, la guerra da tragedia ad epopea, a mito. In una prima fase, ovvero nei mesi e negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra, i monumenti ai caduti e le lapidi commemorative, che venivano pensati e realizzati per lo più in ambito locale – piccoli centri, fabbriche, posti di lavoro ecc. –, avevano in effetti la funzione di “elaborazione collettiva del lutto”: in quei luoghi la comunità si radunava per ricordare i propri morti. Successivamente però, dopo la marcia su Roma del 28 ottobre 1922 e la conquista del potere da parte del fascismo, la realizzazione e la gestione dei monumenti ai caduti – e poi anche dei grandi sacrari militari – viene assunta dal regime con lo scopo appunto di “sacralizzare” la guerra e di rendere i morti al fronte una sorta di “protomartiri fascisti”. Due piccoli esempi spiegano bene questa metamorfosi e quest’uso strumentale. Nel novembre 1922, quindi un mese dopo la marcia su Roma, per decreto ministeriale nascono i Parchi della Rimembranza in memoria dei caduti della prima guerra mondiale, ovvero dei viali o dei parchi in cui viene piantato un albero per ogni soldato di quel comune morto al fronte; nel febbraio del 1923 viene disposto che gli stessi parchi siano dedicati anche alla memoria delle «vittime fasciste» perché – si legge nella Circolare ministeriale – «la fede che condusse al sacrificio i martiri del fascismo è la fede stessa che circonfuse di gloria l’olocausto santo dei caduti in guerra». Il secondo esempio riguarda le lapidi: in molte di esse viene aggiunto l’avverbio «romanamente», parola chiave del lessico fascista, ma ovviamente estraneo a quello della prima guerra mondiale. A Roma, nel popolare quartiere del Quadraro, il 19 luglio 1925 spunta una lapide per i morti della prima guerra mondiale – visibile tutt’oggi – in cui si legge: «A chi romanamente cadde». Sempre a Roma, lungo la via Portuense, viene addirittura sostituita la vecchia lapide posta nel 1921 dalla locale Società di mutuo soccorso («Ai suoi gloriosi caduti, il quartiere Portuense S. Pancrazio») con una adeguata ai nuovi tempi: «Temprati all’aspra disciplina del lavoro romanamente caddero per i contrastati confini della Patria».

Alice Bianco

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