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La Forma dell'Acqua, la Bella e la Bestia che potrebbe essere del primo Tim Burton

Viste le lodi che han accompagnato il nuovo film di Del Toro, amabile e candido regista del fantastico la cui commozione nel ricevere il suo Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia edizione 2017 non poteva non toccarci, le mie aspettative erano alte. Un premio a un cinema fantasioso e non concettuale, d’Autore ma non nel logoro senso a cui si è soliti attribuire questo aggettivo.

E invece no; mi spiace. Mi spiace per me che mi aspettavo una festa degli occhi e del cuore e invece mi son ritrovato a vedere una pellicola la cui messinscena accuratissima non riesce a coprire una certa mancanza di nerbo e una prevedibilità che si è proposta di fotogramma in fotogramma. Mi dispiace perché non amo brontolare sui film ma è ciò che ho visto e non mentire.

Sembra non mancare nulla a questo “La forma dell’acqua”: fotografia perfetta, attori eccezionali, un regista esperto in pratiche fantastiche che sembrava esser giunto all’apogeo della sua espressività. Ma, otre a dei buchi di sceneggiatura (siamo in stanze che conservano segreti militari e in queste stanze entrano cani e porci) non ci si scalda il cuore; forse perché in questa rivincita del Gill-Man, Mostro della laguna nera ri- ripescato per fini scientifici e voluto da americani e sovietici (il film è ambientato in piena guerra fredda) abbiamo una sensazione di deja vù sia per situazioni che per descrizioni di personaggi (Sally, donna delle pulizie dei laboratori militari ed eroina del film è muta e poetica; il mostro è divino e “buono” della bontà dei diversi). Unica differenza è la esibita carnalità dei desideri e degli atti sessuali.

Per il resto questi eroi della marginalità hanno avuto già altri cantori; sembrerà banale citarlo ma si sente la stimmate del primo Tim Burton, che però era più convinto e convincente. Mi chiedo quanta fame di capolavori e di grande cinema si abbia oggigiorno e mi chiedo anche che background possa avere la nuova critica se scopre altezze vertiginose in questo film che, oltre il difetto di essere tiepido ripropone una cinefilia insistita, sia esibita che sotterranea, di cui si sperava di essercene liberati.

Inoltre l’humor è un po’ parrocchiale, certi snodi narrativi son bruschi e illogici (anche una fiaba ha la sua continuità) e lasciano un po’ la bocca asciutta mentre in altri punti ci si dilunga inutilmente (il sogno di Sally in bianco e nero è di una banalità sconcertante).

Comunque, se non ne avete ancora avuto abbastanza de “La bella e la bestia” e se siete in astinenza da brodo di giuggiole il film vi piacerà.

LA FORMA DELL’ACQUA
(THE SHAPE OF WATER, U.S.A. 2017)
Regia: GUILLERMO DEL TORO
Leone d’oro alla 74ma Mostra del Cinema di Venezia
Con: SALLY HAWKINS, MICHAEL SHANNON, RICHARD JENKINS, DOUG JONES, MICHAEL STUHLBARG

Giovanni Natoli

MOVIEGOER, APPUNTI DI UNO SPETTATORE CINEMATOGRAFICO. DI GIOVANNI NATOLI

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