La Favorita, film senza mai momenti di stanchezza

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La Favorita, film senza mai momenti di stanchezza

Facciamo un po’ il punto; Lanthimos è il regista di “The lobster” e de “Il sacrificio del cervo sacro”. Ora è in lizza per gli Oscar 2019 per questo “La favorita”. Se le candidature venissero confermate sarebbe una pioggia di premi e prevedo che ne riceverà diversi.

Cosa è successo a Lanthimos nel frattempo? Chi ha visto i film da me citati non può non rimanere spiazzato da questa produzione Irlanda-Regno Unito-Stati Uniti. E, per taluni, felicemente spiazzato; perché “The Lobster” era un film per fighetti e “Il sacrificio” una delle pellicole più ridicole (di un ridicolo involontario) degli ultimi venti anni.

I critici che amano Lanthimos continuano a celebrarlo anche in questa veste meno criptica; chi lo odiava ora dice di lui che si è ravveduto. Io mi permetto di inserirmi in un’altra fascia; questo film è riuscito perché non lo ha scritto il regista, né c’è lo zampino di Efthymis Filippou, il suo sceneggiatore/alter ego.

Ma “La favorita” è davvero un film così straordinario?
La mia risposta è: no. Ma è un film più che buono, in cui l’ossessione di Lanthimos per Stanley Kubrick trova uno sfogo più adeguato e divertente. Anche se qualcuno vi dirà il contrario, questo film vorrebbe essere, stilisticamente, il “Barry-Lyndon” 2 secondo Lanthimos così come “Il cervo” voleva essere il suo“Shining”2.

Cosa ricordare di questo “La Favorita”, alla fin fine? La fotografia a luce naturale? L’uso esasperato del grandangolo? La ricostruzione fedele eppure simbolica di ambienti e costumi? No, no di certo. Questo è stato già fatto e, per quanto in questa pellicola sia tutto di ottimo livello, lo abbiamo visto fare persino meglio.

La cosa memorabile de “La favorita” è semplicemente Olivia Colman, nella parte della regina Anna d’Inghilterra. Benché il trio di protagoniste sia eccezionale, la Colman ha quel qualcosa in più che la rende un’artista superiore. Questo qualcosa in più è la facilità con cui riesce a trasmette senso grazie al minimo indispensabile.

Emma Stone è adorabile e brava ma ha sempre qualche smorfia di troppo. La Weisz (che anche mascolinizzata resta sempre di una bellezza magnetica) è misurata e affascinante; ma anche lei priva di quel tocco di spezia che nel recitare della Colman fa la differenza tra un ottimo attore e un attore d’eccezione. Per il resto la storia è la solita, un “Eva contro Eva” spostato nel ‘700, con qualche tocco aggiornato (il lesbismo della regina, frutto di una vita di 17 tragiche gravidanze; far comportare le attrici come dei maschiacci in epoca #metoo). Ma, a mio parere, benchè Lanthimos sia tenuto a bada da sceneggiatura e produzione; benché si tratti di un film fatto ANCHE per vincere premi, il risultato è più che apprezzabile.

Non ci sono mai momenti di stanchezza, tutto è tenuto sul ritmo giusto. La bellezza delle immagini, che vengono da Kubrick, non sono certo l’eroico esperimento di riproduzione dei dipinti settecenteschi di Barry-Lyndon, non meri ricalchi ma messinscena dello straniamento di un periodo decadente che cercava di eternarsi nell’arte. Però sono egregiamente funzionali al senso della storia narrata. Gli aggiornamenti del “sentire il passato” col cuore contemporaneo non così prevaricanti o forzati.

Quindi vale la pena vederlo; anche se trovo questo film uno smacco nei confronti della cervellotica, intellettualoide produzione precedente (“Kynodontas” escluso). Ma, considerato il livello delirante di film come “Il sacrificio del cervo sacro” questo regime ferreo potrebbe essere salutare per l’ego dell’autore. Vediamo come andrà coi prossimi film.

LA FAVORITA
(THE FAVOURITE, 2018 Irlanda/UK/USA)
Regia: Yorgos lanthimos
Con Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz, Nicholas Hoult
Candidatura per il miglior film
Candidatura per il miglior regista a Yorgos Lanthimos
Candidatura per la migliore attrice protagonista a Olivia Colman
Candidatura per la migliore attrice non protagonista a Emma Stone
Candidatura per la migliore attrice non protagonista a Rachel Weisz
Candidatura per la migliore sceneggiatura originale a Deborah Davis e Tony McNamara
Candidatura per la migliore fotografia a Robbie Ryan
Candidatura per la migliore scenografia a Fiona Crombie
Candidatura per il miglior montaggio a Yorgos Mavropsaridis
Candidatura per i migliori costumi a Sandy Powell

Riproduzione Riservata.

 

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