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La partita di stasera? Inutile annunciarla, tutti sanno già chi gioca.
Juventus – Inter lo chiamano il derby d’Italia, ma soprattutto è il match che negli anni ha mostrato i più grandi talenti in campo in senso calcistico. Ad anni alterni, la storia del calcio più recente in Italia è stata fatta da queste due squadre.

Le formazioni in campo per conoscere gli attori principali del film di stasera? Carlitos Tevez, Maurito Icardi, Pogba, Mateo Kovacic. Ma mentre Pogba, francese che il 15 marzo compirà 22 anni, ha già mostrato a tutti il suo valore ostentandolo, Kovacic, croato che il 6 maggio ne farà 21, è ancora in quella specie di limbo che fa intravedere le doti del fuoriclasse assoluto che non si è ancora concretizzato.

Juve-Inter, il posticipo di stasera allo Stadium, sarà anche una partita tattica. Allegri ha chiesto al mercato assolutamente Sneijder, ma intanto si affida alle geometrie di Pirlo con cui però non c’è un ottimo feeling sul modo di vedere il calcio. Vidal arriva sulla trequarti e smarca Pogba.

Mancini questa sera lancia il suo 4-2-3-1 per il quale è necessario, oltre a Podolski, anche Shaqiri. Kovacic dovrebbe giocare centrale nella linea degli incursori, proprio dietro al centravanti. Perché da regista Mateo tende a portare troppo spesso palla e non sempre è lesto nel capire lo sviluppo del gioco e l’andamento della partita, invece nella zona calda può far male con gol e assist. Da questo punto di vista l’interista ha annullato il gap con lo juventino.

E i direttori delle due orchestre cosa dicono?
Allegri: «La squadra è ritornata carica, avevano bisogno di vacanza dopo 5 mesi intensi. Non c’è stato contraccolpo per Doha, però, oltre al dispiacere per la Supercoppa, abbiamo subito qualche tiro in porta di troppo. Con l’Inter è un derby. Al Milan avevo iniziato bene, vincendone 3, poi ne ho persi 3. Affrontiamo una squadra in progresso, pericolosa da incrociare alla prima dell’anno, una partita sempre insidiosa. Anche il Barcellona, dopo il Real, è caduto. Non sarà una questione né fisica né tecnica ma di testa. Vince chi è più concentrato, chi ha più attenzione. L’Inter è cresciuta in autostima e ha singoli in grado di risolvere come Icardi, Palacio e Guarin».

Mancini: «Non voglio vedere una squadra che vada in campo pensando di giocare una partita impossibile; voglio una squadra che vada a Torino a giocarsi la partita». Perché «non esistono partite impossibili». «Credo nel risveglio del gruppo, il secondo tempo con la Lazio non può essere stato un caso». «In una stagione ci sono partite in cui ottenere i tre punti può far cambiare qualcosa anche come autostima. La Juve ha meritato tutto quanto ha vinto in questi anni; è forte ovunque, a cominciare dalla difesa, ha Pirlo che ha fatto la differenza, con le giocate e l’equilibrio che ha saputo dare. Ma non credo ci sia tutta la differenza espressa dalla classifica».

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