Italiani esterofili

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[21/03] Dai dati resi noti recentemente dall’Osservatorio Turistico-Alberghiero della Federalberghi relativi all’anno 2009 da poco conclusosi si apprende fra l’altro che, mentre i pernottamenti di turisti stranieri negli alberghi del nostro Paese, nell’anno preso in considerazione, hanno registrato un discreto e incoraggiante aumento, i pernottamenti di turisti italiani hanno registrato invece un calo piuttosto rilevante, per non dire disastroso.

Quale possibile  causa all’origine di questa inopinata defezione dei turisti italiani dagli alberghi di casa nostra, da più parti si sono  indicati i prezzi alti e scarsamente competitivi  di questi ultimi per le tasche degli italiani. Ma, a mio modesto avviso, trovo che ciò non sia affatto vero – o, se lo è, è vero soltanto in parte - e che, all’origine della suddetta defezione, vi sia anzitutto l’inveterata esterofilia di non pochi nostri connazionali.

 

Durante il periodo preso in esame dalla Federalberghi, infatti, gli italiani, ancorchè disponessero a rigore di meno soldi, a causa dell’avversa congiuntura economica, da dedicare ai viaggi e alle vacanze, non hanno tuttavia rinunciato affatto né a viaggiare né a recarsi in vacanza. Soltanto che essi, da quegli inguaribili esterofili che sono ormai diventati - temendo come una brutta malattia la definizione di provinciali - alle innumerevoli, incantevoli e talora economiche località  di cui pullula la nostra Penisola hanno preferito di gran lunga, nella loro stragrande maggioranza, talune remote località  esotiche, oltremodo pubblicizzate e ben note un po’ a tutti. E nient’affatto, si badi bene, per risparmiare. Poiché, contrariamente a ciò che comunemente si pensa, tali località , in termini di spesa complessiva, risultano invariabilmente alla fin fine tutt’altro che economiche e vantaggiose, considerando che, al costo del soggiorno – sia pure relativamente competitivo - si deve sempre aggiungere il costo, nient’affatto irrisorio, del viaggio aereo necessario per raggiungerle.

ENZO PEDROCCO

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