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Inter e Milan, la Milano che va a braccetto nella gioia e nel dolore. Di Mattia Cagalli

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mazzarri inzaghi inter milan

E’ bastato poco e i fenomeni sono subito tornati uomini qualunque ed allenatori mediocri.

La Milano calcistica vive di momenti umorali e è capace di esaltare e demonizzare alla velocità della luce. Pippo Inzaghi era la cura, l’uomo giusto per riportare il Milan ai fasti che gli competono.

L’allenatore voluto da Berlusconi (come Seedorf) e subito ben voluto e amato da tutti. Esordio col botto, due vittorie e molti goals (sia fatti che incassati).

Insomma tutto era perfetto o quasi, d’altra parte si diceva “E’ un allenatore esordiente, deve fare esperienza”. Ebbene questa esperienza sembra già in pericolo.

L’uscita del presidente Berlusconi “Inzaghi non fa quello che dico io”, era certamente una battuta detta ad un tifoso ma si sa che dietro all’umorismo si cela molto spesso la verità.

Insomma l’amore per il figliol prodigo, sembra volgere al termine; forse però a sbagliare non è Inzaghi.

Lo vado ripetendo da tempo, la società rossonera sembra ossessionata dalla ricerca (per questioni economiche), del proprio Guardiola.

Il Mister fatto in casa, cresciuto sotto il diavolo e quindi con l’anima rossonera; pronto ad accettare tutto. Almeno secondo la dirigenza.

Quello che evidentemente in via Turati non comprendono e come loro molte altre società, il problema non sono gli allenatori ma la loro mancanza di esperienza e soprattutto le rose a disposizione.

Uso comune nella stampa e negli addetti ai lavori, è definire il campionato di calcio italiano come equilibrato e livellato. Peccato che si tratti di un livellamento verso il basso.

Emergono veramente solo Juventus e Roma che, stanno già facendo un campionato a parte. Cinque vittorie, i bianconeri non hanno subito nemmeno un goals e questo è indice della cattiva salute delle nostre squadre.

Dall’altra parte della Madonnina infatti, non se la passano certamente meglio; l’Internazionale di Mazzarri naviga nella mediocrità.

Il primo anno dell’ex allenatore partenopeo, la scusante del periodo di transizione ha retto ma ora le scusanti sono finite. E’ vero che il livello della rosa non è come quello delle prime due della classifica ma sono stati comunque acquistati giocatori che rispondono alle caratteristiche del gioco di Mazzarri.

La faccia di Thohir era tutta un programma, forse ora ha veramente compreso in che guaio è andato a invischiarsi. Sinceramente infatti, a parte negli anni di José Mourinho l’era è sempre stata caratterizzata dall’incertezza e nella follia dei risultati. Allenatori cambiati e rivoluzioni miliardarie che hanno portato pochi trofei a fronte dei sacrifici economici.

Condivido quindi la scelta dell’indonesiano di non sperperare soldi (ma li avrebbe?) a caso ma di ponderare gli acquisti, secondo la logica di un progetto. Un progetto quello di Mazzarri che forse non è quello vincente. In fin dei conti, questo allenatore non lo è mai stato veramente.

Mattia Cagalli

30/09/2014

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