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In una Venezia asfissiata di turismo bar, souvenir e fast food prolificano
Venezia ferve mentre continuano a crescere e a svilupparsi i dibattiti sulla crisi e sul destino di questa città assillata da milioni di turisti, ridotta a 55abitanti, costretta ad assistere al propagarsi dell’affitto turistico, a laboratori artigianali che chiudono, librerie che si spengono.

Quelle voci per ora sono tutte coperte dall’energia frizzante di chi si sta impegnando, grazie all’ottenimento comunale dei cambi di destinazione d’uso.
Prolificano i bar, i fast food, così frequentati durante il Carnevale, un po’ in tutte le zone veneziane. Si parte dal Ponte del Guglie e ci si avvia verso la Strada Nova: c’è solo l’imbarazzo della scelta, spuntano come funghi nuove e golose novità, fra un ponte e l’altro. Licenze di abbigliamento, di ferramenta, mercerie, profumerie, tutte trasformate in locali rivolti ai turisti mordi e fuggi in barba all’Unesco e alla promessa dell’Amministrazione comunale di rivedere, rileggere “questo mondo” commerciale e possibilmente intervenire, prevenire gli eccessi, quando è possibile.

Spostandosi dalla Strada Nova e portandosi verso il Ponte di Rialto, per poi spingersi verso San Marco, la realtà dei bar, dei pub in apertura, coadiuvati da bancarelle che offrono ai turisti oggetti e souvenir, non si riesce ad immaginare un rimedio (almeno in tempi brevi) per una deriva orientata così chiaramente a perpetuare i problemi della città, anziché rimuoverli.

Si sa che oggi è semplice trasformare un negozio di alimentari in un negozio di souvenir, cambiare una licenza non è un problema. Ma tutto questo dovrebbe essere regolamentato insieme alle bancarelle degli ambulanti, tra Comune e Intendenza dei Monumenti, con uno sguardo capace di raccogliere le urgenze che Venezia richiama.

Quest’ultimo, che è stato affrontato dall’Unesco a Parigi con il Sindaco Luigi Brugnaro , è e sarà il tema da analizzare e sviscerare in tutte le sue carenze e difformità. A latere, ma ben distinguibili, attendono risposta le domande culturali, che rimangono sempre ai margini degli eventi, pur importanti che la città vive e richiama.

E ora i veneziani sanno di dover sopportare, oltre alle folle, anche la musica ad alto volume e verso mattina, ai primi bagliori dell’alba, quel che resta di Venezia, anche se i nuovi vigili accostati ai veterani, avranno tentato di tutto per controllare l’inevitabile.

Andreina Corso

(nella foto: nuovi negozi souvenir al posto della alimentari “Baretton” per cento anni presenti in Salizada San Canciano. Foto di Francesco Turchetto.)

Riproduzione Riservata.

 

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