Voce del Verbo. Impallidire, 3a coniugazione, modo infinito

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Impallidire, quando l’emozione è tanta.
Un uomo ammazza una donna ad Asti mentre lavorava nel suo negozio, nel tentativo di rapinarla. Si saprà in seguito che si tratta di una persona giovane, con figli, dedita al gioco e all’azzardo e che una sua figlia è gravemente ammalata.
Fa impallidire l’irresponsabilità di quest’uomo e la rabbia ad Asti e altrove esplode con giusta e disperante indignazione.

I genitori della donna ammazzata sconvolgono le nostre coscienze quando con un gesto che ci fa impallidire per la sua grandezza, scelgono di aiutare la bambina malata, figlia dell’assassino. Superano la rabbia e il rancore e riescono a guardare oltre quell’uomo. E vedono quella figlia malata che nessuna colpa ha di tutto questo insieme al resto della famiglia.
Difficile, anzi impossibile raccontare con l’attenzione che meriterebbe un gesto così altruista, che brilla di luce propria in un mondo di rancori, di odio, di vendette, di indifferenza. Questa capacità di “dare” semina farina per impastare odio e amore, risentimento e perdono.
Un dono, quello dei genitori della giovane donna che potrebbe arrivare a chi delinque e ha in spregio la propria e altrui vita.
Impallidendo ci accostiamo piano al dolore di questi genitori colpiti al cuore e pensieri amari riguardano la consapevolezza di quanto può far male un uomo quando esprime la sua ferocia, a quante persone fa pagare la sua stoltezza.
C’è da impallidire ancora.

Andreina Corso

29/07/2015

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